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mercoledì 31 ottobre 2012

Ho visto le streghe volare

Ho visto le streghe volare.
Non mi sono spaventata, perchè il mistero sa essere assai seducente.

Per anni non ho festeggiato Halloween. Lo consideravo qualcosa di finto, una moda importata dall'estero e per noi senza ragione d'essere.

Poi arrivano due nuovi occhi a guardare la vita e la osservano con così tanta curiosità e bramosia che ti viene voglia di tenerle in vita, queste qualità. Questo atteggiamento così semplice e capace di farti estasiare per ciò che tu dai per scontato.

Stasera ci armeremo di cappello, cerchietto con pipistrelli, mantello e ragni dipinti sulla pelle. Ci aspetta una festa a base di nani stregati e genitori in ragnatela (d'altronde, come lo chiamereste voi un nugolo de poracci vestiti da zombie ed intrappolati in una sala giochi per puro sollazzo dell'amata prole?).

Ho visto le streghe volare e per ognuna di loro ho espresso un desiderio.
Ma voi, non le avete viste?

martedì 30 ottobre 2012

Sollievo

Vorrei che mi aveste visto la scorsa sera.
Sono uscita con alcune mie amiche del liceo per andare a mangiare la pizza.
No, non siamo unite dal lontano tempo dei banchi, ci siamo odiate a dismisura e sfanculate per svariati anni poi, grazie ai social network, abbiamo cominciato a messaggiarci, chattare, mettere il like sulle foto (tutte cose assai ridicole, me ne rendo conto, specie ora che le metto nero su bianco) e da lì a vedersi dal vivo il passo è stato breve.
Breve e molto piacevole, nonostante le infelici premesse degli anni delle superiori (cfr. al paragrafo foglie sulla neve).

Io avevo una  gran voglia di vederle, ma qualcuno lassù dall'alto ha pensato bene di far scendere di botto le temperature e donarci di un'ora in più di buio, sicchè il pensiero di mettere il naso fuori dalla porta mi  inorridiva alquanto.
Per ovviare, furbamente, ho indossato una delle cose più calde che avessi in armadio. Un vestito a righe interamente di lana, una cosa che sembrava uscita fuori dalla maglieria magica di Barbie, che mi donava quei deliziosi 2/3 kili in più e mi rendeva seducente come un bruco. A questo ho aggiunto un tocco glamour: scarpe a ciavatta acquistate al mercatino per 10 miserimmi euro e, dulcis in fundo, un giaccone blu, stile marinaro, risalente ai primi anni novanta.
Non mi trucco quasi mai ed ovviamente, eccetto un po' di kajal nella linea interna dell'occhio, non l'ho fatto neanche l'altra sera. In più però avevo genialmente pensato di spremere un paio di brufoli sulla guancia, proprio a pochi minuti dal mettere piede in strada. 
Sembravo un barbapapà a strisce affetto da morbillo.

DM mi ha visto uscire dalla porta e gli ho visto stampato addosso il sollievo. Sollievo nel constatare che tua moglie non esce a rimorchià, ma solo a farsi quattro sane chicchere in compagnia. Sollievo nel vedere che, se anche volesse uscire a rimorchiare, ma chi s'a pija.

Io sono uscita a testa alta, convinta- tra l'altro- di uno strano assioma che suona più o meno come tantochicacchiovuoicheincontro.
Bene, il destino mi è stato amico e non mi ha rimesso di fronte nessun ex, nessuna amica stronza, nessuna conoscente cessa poi diventata miracolosamente Rachel Welch, no. Però nella mia mente si è profilata una certezza: è finita n'epoca.
Avoja, se è finita!

lunedì 29 ottobre 2012

Markettara

Diciamolo subito: ho amici figherrimi ( e appiccicate qui una bella foglia sulla neve).
Sicuramente vi sorgerà spontanea la domanda: "E allora perchè sono amici tuoi?", non vi so rispondere se non pensando che abbiano qualche turba psichica nel profondo, ma tant'è...

Uno di questi è un attore. Badate: non ho detto "fa l'attore", ho detto "è attore" perchè ha studiato anni per diventarlo, impostare la voce, studiare i testi, entrare nei panni dei personaggi & so on.

Capitò felicemente sulla mia strada nel lontano 2005. All'epoca, giovane e gagliarda, lavoravo come PR per l'ufficio stampa internazionale di un celebratissimo brand del lusso ed il Presidente della nota maison, alla voce benefits, come se non bastasse deliziarci con punti ristoro aggratis e pieni di ogni ben di Dio, ragalava ai suoi dipendenti anche serate culturali a base di teatro e cena post spettacolo (va bene, vi concedo 10 minuti di rosicatio acuta).

In una di queste serate andai a vedere questo spettacolo qui e lo vidi per la prima volta. Mi entusiasmò a tal punto che, il giorno dopo, cercai il suo nome sul web e gli scrissi così, a bruciapelo, un Email per complimentarmi e ringraziarlo per lo straordinario spettacolo di cui mi aveva resa partecipe.
Ovviamente mi rispose, ringraziandomi a sua volta, e mi inserì nella mailing list degli eventi futuri.

Così ho visto crescerlo professionalmente ed umanamente. Sono passati anni, ma ogni volta che fa qualcosa di bello a Roma me lo fa sapere ed io vado, o almeno ce provo.

L'altro giorno mi ha invitato a questo spettacolo in anteprima mondiale in chiave concertistica con il coordinamento registico di Gino Landi (di cui io sono accanita fan dai tempi di "Fantastico 86" con Cuccarini/Martinez), e mi sono detta: "Ok, farò la figura della markettara ma chissenefrega! Io al grande Murchio gli dedico un bel post sul blog e spargo la voce".

Ora, datemi della markettara e ditemi pure che sono di parte, ma la cosa merita e so di non rifilarvi un pacco.
Quindi, perchè non vi unite?



venerdì 26 ottobre 2012

A Torto o a ragione

Oggi avevo pronto un post diverso.
Però ciò che ho scritto ieri ha suscitato reazioni e molti di voi mi hanno lasciato commenti, scritto privatamente, telefonato. Ovviamente, grazie.

Capita che un mio amico, tale C. ragazzetto assai geniale, pubblichi sulla sua bacheca FB l'estratto di un blog e che io ne sia rapita. Perchè mai mi sono ritrovata così tanto in parole scritte da un altro.

Le parole sono queste: 

"Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. 
Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. 
Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. 
A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere:
“Andatevene affanculo!”.

Il blog è di Torto Og, il post si intitola "breve storia di una generazione". 
A lui, il mio grazie per aver messo nero su bianco ciò che vado pensando da anni.
 


giovedì 25 ottobre 2012

Sì, sono esigente

Avviso: questo è un post politicamente scorretto e pieno di brutte parole. Si astengano i sensibili, i pacificatori ed i "democristiani 2.0".

Mai come ora sento in bocca a molti italiani una parola inglese, un termine non molto usato: CHOOSY.

Il merito va all'attuale Ministro del Welfare e del Lavoro Elsa Fornero che, discettando amabilmente sui giovani e rispondendo alla continua e pressante domanda sulla disoccupazione degli stessi, ha esordito con un simpatico: "Ma che siano meno choosy" ovvero, siano meno esigenti, pretenziosi, schizzinosi...In una parola: si accontentino.

In parte io la Fornero la capisco. Cioè, voglio dire, sicuramente lei comprende molto bene i problemi di tanti ragazzi che, dopo una vita a sentirsi dire che studiare è la chiave del successo, che tutto ciò che non hanno avuto dalla nascita lo possono ottenere con l'impegno, si ritrovano ad essere mandati affanculo ogni due per tre dai clienti che devono contattare dal call center in cui sono finiti a lavorare, o a fare miliardi di fotocopie per conto di altri poracci che stanno facendo praticantati da fame in studi di commercialisti/avvocati/notai.

Sì, sicuramente lei questi problemi li deve conoscere da vicino. Li avrà sicuramente vissuti, se non lei, almeno la sua amata prole.

Perchè altrimenti non riuscirei mai a spiegarmi come una tizia così sensibile alle disgrazie altrui tanto da versarci copiose lacrime, riesca a dire una cazzata simile.

Ma glielo devo spiegare io, che ci sono una massa di gggiovani (e per tale categoria intendo quelli che vanno dai 20 ai 35) che si sono fatti il mazzo, ci hanno creduto, hanno sperato ed hanno fatto la fine dell'ortolano? 

Glielo devo spiegare io, che conosco centinaia di ragazzi in gamba, laureati, specializzati che stanno a spasso o sono finiti a fare lavori umilissimi?

E con questo, ça va sans dire, non intendo fare la gavetta.
La gavetta è quando tu ti laurei in giurisprudenza, il tuo sogno è fare l'avvocato ed entri in uno studio dove ti smazzi tutti i peggiori casi del cucuzzaro, quelli dove non ci vuole mettere mano nessuno. Te li studi ben benino, ci fai notte, li porti in aula e vinci. 
Il tutto per duecento euro al mese, se ti dice culo. 
Però sai che sei sulla strada giusta. Sai che tutte quelle notti sulle pratiche, ti hanno insegnato. Ti hanno permesso di affinare il metodo e sarà quello che farà di te il professionista che hai sempre sognato di essere.
Soprattutto, sai che quel periodo difficile in cui giustamente ti senti sfruttato, durerà un paio d'anni e poi potrai finalmente spiccare il volo.
Io conosco fior fiore di persone che hanno superato l'esame di stato ed ancora continuano ad essere trattati come garzoni, come ragazzi di bottega. E poi non mi si venga a dire perchè i ragazzi italiani sono bamboccioni.

Glielo devo spiegare io che sono una madre, ma prima ancora una donna, laureata con il massimo dei voti, con master ed anni di esperienza, che è umiliante, atroce, vedere tutto il tuo essere buttato al cesso perchè hai deciso di mettere al mondo un figlio?

Glielo devo spiegare io che, ad ogni colloquio post pupo dove mi sono presentata (ed avevo ancora 29anni), mi hanno fatto capire chiaramente che non ero adatta all'azienda perchè incapace di offrire una disponibilità h/18?

Io sono fortunata. Ho potuto scegliere. 
Ho deciso che no, a 34 anni non mi smazzo le scartoffie inutili di un ufficio per 5 anni perchè sono l'ultima arrivata, non faccio miliardi di fotocopie per conto di enne di 23 anni che non vuole farle perchè si annoia o non gliele fanno fare perchè è l'amante del boss, non mi subisco gli scazzi di un capoufficio represso e le coltellate alle spalle di colleghe serpi e pure cretine.
E guardate che parlo a ragion veduta.
A maggior ragione, non sto via da casa per 12/13 ore con un bambino da crescere e che mi voglio godere, il tutto per otto/novecento euro al mese.

Sono esigente, sono choosy? Bhè Ministro, sa che le dico: 'Sticazzi! Vivrò bene anche con quest'etichetta appiccicata addosso. Me ne farò una ragione.



mercoledì 24 ottobre 2012

Come autoprodursi i detergenti in casa

Vi ho già parlato qui della mia proverbiale fissazione per pulizia ed igiene.
Per questo, è proprio dai detergenti che voglio iniziare questa nuova rubrica del blog (che, come già detto ieri, troverete nella pagina "Vivoverde" dove verranno raccolti tutti i post con questo tema). 

Vi lascio immaginare quanti ne girassero per casa mia. Ne avevo di ogni tipo e marca ed ogni tanto mi sono anche divertita a pulire il mio vecchio pavimento con l'acido muriatico. A carponi è, mica come nelle pubblicità dove tutto appare pulito e splendente in un gesto.
Ancora oggi, detesto la casa sporca e trascurata, se vedo un capello sul pavimento o la polvere sui mobili mi viene l'orticaria, così se sento cattivi odori.

Per anni mi sono ammazzata per tenere la casa come mi ero messa in testa di avere, non riuscivo a godere di molte cose se non appariva linda e pinta come dicevo io e, per ottenere quel risultato, non mi preoccupavo minimamente di quanto potessero inquinare i prodotti che utilizzavo. Non mi curavo del fatto che così facendo stessi igenizzando all'eccesso la mia minuscola abitazione ed inquinando irrimediabilmente l'ambiente, in primis la città dove vivevo.

Poi un giorno, leggendo questo libro mi si è aperto un mondo.
Ho capito quanti danni stavo procurando all'ecosistema e con esso, quanti problemi stessi lasciando nelle mani di mio figlio e delle generazioni future.
Mi sono detta: "Da qualche parte dovrò pure iniziare" e così, dopo aver imparato a differenziare diligentemente l'immondizia ed acquistare frutta e verdura rigorosamente bio, stagionali e a km0, sono passata all'autoproduzione di detergenti in casa.

Quando me ne parlavano prima, mi veniva in mente 'na vecchia de paese alle prese con termometri, bollitori, ampolle ed olio di gomito. Nulla di più lontano; è facilissimo e qui vi spiego come faccio.

Prendo uno dei tanto amati spruzzini, oramai vuoto, e lo riempio con:
  • un bicchiere di aceto di mele (ha un odore meno intenso rispetto a quello bianco)
  • mezzo bicchiere di succo di limone (all'incirca tre limoni)
  • acqua distillata a riempire
  • un cucchiaio di olio essenziale biologico a piacere (per me ottimi sono quelli al limone, all'arancio amaro, alla lavanda...)
Finito.
Sì, finito. Questo miscuglio potrete utilizzarlo tranquillamente come sgrassatore/anticalcare sia in bagno che in cucina.

Se invece volete anche qualcosa di detergente (che faccia schiuma, per intenderci) dovrete solamente aggiungere al composto un paio di cucchiai di detersivo ecologico. Si trovano nei negozi biologici ed anche in molti supermercati (Coop, tanto per dirne uno).

Pulire con qualcosa che si trova in natura, non inquina e non è dannoso credo possa essere considerato una straordinaria foglia sulla neve.

Credetemi: FUNZIONANO!
Che dite, vi va di provarci e dirmi come vi siete trovati?

martedì 23 ottobre 2012

Vivoverde


Sono nata alla fine degli anni settanta, ho vissuto il famoso "edonismo degli ottanta" e la new economy dei novanta, poi sono arrivati i duemila e con essi una consapevolezza diversa.

Nessuno mi aveva mai insegnato quanto i miei gesti, dal lavarsi i denti fino ad acquistare un prodotto piuttosto che un altro, fossero così importanti.
Il punto è che per anni ho creduto che il singolo non potesse fare la differenza. Di fatto non la fa, ma oltre alla questione che il mondo è una massa di singoli, c'è da dire che da quando sono diventata madre mi sento chiamata in prima persona a dare il mio contributo.

Ho quindi cominciato a leggere, informarmi, documentarmi ed ho cambiato approccio:
STO-DIVENTANDO- UNA-CONSUMATRICE-CONSAPEVOLE.
Sia chiaro: ciò non vuol dire che vada in giro con calzerotti di lana ai ferri, gonnellone zingaresche, peli a go go e tre dita di ricrescita ai capelli. Ci tengo all'apparenza e a godermi la vita, ma ciò non toglie che tanto di quello che ci vendono e ci propinano non solo è innacessario, ma il più delle volte dannoso.

Per questo ho deciso di aprire questa sorta di rubrica dove vi darò qualche consiglio su come e dove scegliere frutta e verdura bio e a KM0, pulire la nostra casa senza avvelenarci, godere degli spazi verdi che persino una metropoli congestionata come Roma può offrire, fare acquisti consapevoli e cose simili.

Molti diranno che ho scoperto l'acqua calda. In effetti, tante cose le saprete e le farete anche voi. Il mio intento è quello di condividere questo mio nuovo approccio alla vita e soprattutto godere, se mi vorrete aiutare, di tutti i vostri consigli e di ogni vostra esperienza.

Allora che ne dite, cominciamo?
Vi va di seguirmi in questa nuova avventura?



Nuova rubrica!

Era da un po' che l'idea mi frullava per la testa.
Parlare della mia città in un'ottica nuova, quella di chi ha deciso di provarci.
Provarci a vivere meglio, a scegliere con cura ciò che mangia, a sfruttare gli spazi verdi che la metropoli sa offrire, a rinunciare all'auto, ad inquinare meno e reciclare di più.
Poichè era un discorso lungo e "a tappe" ho deciso di dedicargli una pagina ad hoc.
Da oggi sotto al titolo, accanto all'home page, troverete Vivoverde, la nuova rubrica verde del blog.

Nel darvi il benvenuto vi ho lasciato due righe di introduzione. Speriamo vi piacciano.

Curiosi? Allora, correte a dare una sbirciata!

PS. Ovviamente questa nuova rubrica è la foglia sulla neve di oggi.

lunedì 22 ottobre 2012

Una giornata così

Capita che ti svegli una mattina e tutto sembra già prometterti cose belle.
Sarà il sole, saranno le temperature estive di questi ultimi scampoli di ottobre, ma questi giorni sono stati per me insaziabili.
Non ne ho mai abbastanza di sole, di feste, di incontri, di chiacchere, di abbracci, di buon cibo e di risate.
Non ne ho mai abbastanza di istanti in cui posso dire grazie per tutto quello che sto avendo, per primo la consapevolezza di questa bellezza, di quest'età che è così matura ed inesperta al tempo stesso.
Non ne ho mai abbastanza di mare, di quello a pochi passi da casa, che come siamo soliti dire: "Non è Malibù, me se lo famo annà bene lo stesso".

E così, in una giornata senza progetti e senza mete pianificate ci siamo ritrovati in spiaggia. 


Ho risentito la sabbia tra le dita e giocato un po' con lo smartphone di DM (sì, io ne ho uno che risale al 2003 o giù di lì, non scherzo) provando a fare qualche miserissimo scatto.


Ho toccato nuovamente l'acqua del mare ed è stato bello ritrovarsi insieme, tutti e tre, in un momento solo nostro. Un momento inaspettato, ma goduto fino in fondo.


 E' stata una giornata straordinaria e semplice allo stesso tempo. Ma in fondo, chi ha detto che le foglie sulla neve siano così difficili da trovare?

venerdì 19 ottobre 2012

Grazie

Vi ho già raccontato qui come, in questi anni, il web mi abbia permesso di fare conoscenza con persone fuori dall'ordinario, dotate di passioni e talenti che io non posseggo, ma che mi piace veder prendere vita, supportare.
Ho conosciuto ragazze che sono riuscite a trasformare il loro amore per la fotografia, l'interior design, la scrittura, il wedding planning, la cucina (e molto altro ancora), in un lavoro. E questo solo grazie alle loro capacità ed alla condivisione.
 
Quando vedo che qualcuno ci riesce, qualcuno che magari ho seguito dai primi passi, mi sento felice. Perchè è la dimostrazione lampante che ANCORA ce la si può fare, che chi è davanti a quello schermo è in grado di capire, di sentire, quando fai una cosa con passione. Perchè è quest'ultima a fare la differenza.

Ho aperto questo blog, oramai lo sapete, per riempire le mie giornate con qualcosa che ho sempre amato, la scrittura, e che ha fatto parte della mia vita per molto tempo anzi, forse per troppo poco.

Non ho pretese, davvero non mi aspetto proprio nulla se non farvi divertire, strapparvi du sane risate e perchè no, se capita, riflettere.

Non sempre ci riesco. Non sempre so essere leggera o riflessiva, brillante o profonda, sottile o sopra le righe. Però sono io, quella più vera e senza filtri, con i miei alti e bassi, le mie smanie da scribacchina e la mia vita.

Per questo, quando sento qualcuno dirmi: "Sei diventata il mio appuntamento fisso, insieme al caffè", o "E' bello leggerti perchè mi fai iniziare bene la giornata", quando vedo i vostri commenti aumentare inaspettatamente, insieme alle visualizzazioni di pagina e alle bandierine, sento di essere sulla strada giusta e mi dico che, comunque andrà, ho fatto bene.

Ho fatto bene ad uscire dal guscio ed espormi al pubblico ludibrio, perchè è anche dal superamento del proprio pudore che passa il buon esito di ogni cosa.
Ho fatto bene ad aprirmi, a condividere, perchè i pensieri, le riflessioni vanno sparsi al vento e seminati per poterli far crescere. Per dargli nuova vita.
Ho fatto bene ad aver fiducia nel prossimo, perchè spesso siamo proprio noi a portarci rogna da soli e a precluderci le cose più belle della vita, le nostre foglie sulla neve.

Per tutto questo, a voi, il mio GRAZIE.






giovedì 18 ottobre 2012

Sono fatta così


Ho studiato le lingue, sognato nuove mete e realizzato grandi viaggi, ma ho finito per restare qui, nella stessa casa che mi ha visto nascere e muovere i primi passi (e questo, nonostante tutto, lo considero un vero dono della vita, la mia personale foglia sulla neve).

Ho convissuto, mi sono sposata ed ho avuto un figlio. Ovviamente, NON in quest'ordine.

Laddove molti inseguono la perfezione, io ho sempre anelato all'imprecisione, a quel tratto sbagliato che rende ogni cosa meno compiuta, ma unica.

I più muovono i primi passi nel mondo degli adulti entrando dalle porte secondarie, io ho sempre varcato i portoni principali.

Molti vanno alla ricerca della metà della mela, io mi bastavo da sola e quella metà mi è venuta a cercare.

Tanti scoprono i loro limiti, la debolezza e la fragilità del proprio corpo quando sono avanti con gli anni, se non vecchi, io ci ho fatto i conti appena uscita dall'adolescenza.

Ogni volta che ho inseguito qualcosa, ho finito per ottenere la cosa contraria.

Sono fatta così: al rovescio
Sarà per questo che più cresco, più "invecchio" e più mi sento all'inizio della vita?


mercoledì 17 ottobre 2012

Sciatica a porter

Ho un nuovo accessorio.
Originale, poco ingombrante (anzi incorporato), mi regala un'andatura così ancheggiante che neanche una tacco 12.
E' la sciatica, baby.

Mi invidiate, vero?
Se poi aggiungiamo che ho praticato per anni danza classica (prima), contemporanea (poi) e pilateggio a fasi alterne (ora), potrete capire anche perchè mi roda il derriere, e parecchio pure.

Tutto è iniziato durante la lezione di pilates, appunto.
Sì, lo so. A vederlo sembra una roba da vecchi. Non a caso le mie compagne del precedente corso avevano un'età media di 65/70 anni.
Voi direte: "E che c'annavi a fà?", bhè  volete mettere la sensazione fighissima di sentirsi una "avanti", una che jaa fa?

Comunque, il pilates ti ammazza. O meglio, la mia istruttrice  ammazza. 
La vedi lì, con quel visetto pieno di lentiggini, la pelle di porcellana ed irresistibili boccoli rossi ad incorniciarle il profilo e pensi: "Che culo, sò capitata con Holly Hobbie" invece dopo dieci minuti hai già capito che è 'na pazza.

Ci propone posizioni sempre più ardite (no, non quelle che potreste ripetere sotto le lenzuola, ahimè) e non ti dà mai una soddisfazione. Anzi, tu sei lì che provi a tenere il bustino, la posizione neutra, lo sterno e l'ombelico abbracciati (e già da queste espressioni credo parlino da sole), sudi come contadino alla raccolta dei pomodori e lei ti fa: "Mejjino". Cioè, non bene, non meglio, ma meglino, appunto.

Altre sue inconfondibili espressioni sono: "Spalle lontano dalle recchie", "Fate finta di avere 500 euro tra le ginocchia/gambe/spalle" e "Matitine sotto le ascelle".
Chiaro il quadro?

Ogni volta che esco dalla palestra nella mia mente si profila un solo inequivocabile quesito: "Ma chi ca@@o, me lo fa fà?", poi perfortuna arriva il giorno dopo e mi sento sciolta come burro in padella.

Scherzi a parte, Holly Hobbie sarà pure una sadica, ma spigne ed è la mia foglia sulla neve. E' una grande fortuna averla trovata sulla mia strada.
La sciatica un po' meno, speriamo venga messa sotto dal primo pirata che passa.

martedì 16 ottobre 2012

Foglie sulla neve

Nulla accade per caso.
Non so quante volte mi sia sentita ripetere questa frase. Non ci ho mai creduto fino in fondo, ma è da un po' di tempo che è diventata il mio mantra for life.

Sto cercando di cambiare il mio approccio alla vita (sì, lo so. Siete trasecolati a questa mia affermazione).

Sono sempre stata un'eterna insoddisfatta e se questa cosa, per alcuni aspetti, è stata la molla che mi ha spinto a volere di più e quindi a realizzare cose che non avrei mai pensato di fare, per altri è stata la mia condanna. Perchè quando sei insoddisfatta, hai qualcosa che ti mangia dentro, ti divora. E' un mostro mai sazio, l'insoddisfazione e sei tu che finisci per morire di indegestione.
Così è già da un paio di mesi che mi sono data un obiettivo importante e difficile: trovare all'interno delle mie giornate, anche le più nere, qualcosa per cui essere grata. Lo so, la cosa suona come una Pollyanna de Noantri (che poi se voi sapeste quanto detesti Pollyanna capireste da soli quanto l'accostamento sia inadeguato), ma credetemi: funziona.

Per questo, ritornando al caso, quando mi sono imbattuta in questo non ho saputo resistere ed ho chiesto a Marco, ragazzo di Padova che possiede un blog addirittura dal 2006, di poter partecipare.

Detto, fatto. Da oggi fino al 23 novembre vi delizierò con le mie "foglie sulla neve".

Quella di oggi è questa: l'aver conosciuto una nuova persona, l'aver preso parte -senza esserci mai visti e conosciuti- ad una sua iniziativa. Perchè se nella vita stiamo sempre a fare selezioni e a concederci a pochi, le strade del web sono infinite e, per lo più, aperte a tutti.

Che dite, vi garba la cosa?




lunedì 15 ottobre 2012

La pistolera

Chi mi conosce bene sa quanto io sia fissata con la pulizia e l'igiene.
Se lo ricordano bene anche le mie compagne di liceo perchè un giorno, di fronte alla professoressa di filosofia che si portava a lezione thermos e fette biscottate e banchettava amabilmente sulla cattedra, al vederla poggiare il suo pasto direttamente sul  banco pieno di manate unte e luride, la redarguii con uno squillante: "Sì, ma non è igienico!". Mi fulminò e, con mio sommo culo, me la ritrovai pure commissaria interna all'esame di maturità.
Bene.
Tale fissazione per la pulizia ha subìto solo un momento di declino, ovvero quando è nato mio figlio.
Il primo mese mi aggiravo per casa come una zombie, il pigiama era la mia tenuta d'assetto ed uno shampoo ai capelli il mio sogno proibito. Piano piano, tutto è ritornato nella norma, ma non avevo fatto i conti con il nemico.

E' lì che fa il vago, ma in realtà osserva ogni tuo passo e sbuffa. Perchè anche se tu vivi oramai in una bettola con pile di panni da lavare ed il vellutello* sui pavimenti, lui sembra vedere tutto con altri occhi, tanto che molte volte gli chiederei di prestarmi i suoi occhiali, se solo li portasse.

Sto parlando di DM, aka dolce metà, che davvero mal digerisce queste mie "attività". Lo trova tempo perso (d'altronde come dargli torto? Anche io lo impiegherei in modi assai più creativi, e so che mi capite).

Un giorno, dopo che avevo colazionato, lavato il bimbo, rassettato entrambe le camere da letto, passato l'aspirapolvere su tutto il pavimento e riordinato la cucina, ero finalmente in bagno a dedicarmi alla mie sante abluzioni.
Ecco, quello lì è un momento sacro: mi tappo dentro e nessuno deve disturbarmi. Solo che, anche qui, non riesco a dedicarmi solo al corpo e quindi, mano a mano che detergo me stessa, pulisco anche i sanitari.
Sì, lo so. Sono perfettamente cosciente del quadro patetico di me stessa che sto tratteggiando e mi appello alla vostra clemenza.
Dicevo, ero tutta presa dalle pulizie che ad un certo punto DM, stufo dell'attesa, apre di botto la porta e trovandomi in totale deshabille e con lo spruzzino in mano (offrendogli, ignara, un'occasione per ricattarmi a vita), mi fa:

"'A Sarè, ennamo no! Sò du' ore che t'aspettiamo e tu sempre co' sto coso in mano! Me pari 'na pistolera!".

Ecco, da quel giorno in casa mi chiamano così: la pistolera.
Sò soddisfazioni.


Fenice

* Dicasi vellutello quel cospicuo strato di polvere che assume un aspetto "lanoso" dopo che per tot giorni non si è spazzato il pavimento. Da molti è conosciuto con il nome di laniccio.

sabato 13 ottobre 2012

Miss Peracottara

Credo che io possa essere annoverata tra le poche tipe che, nel momento in cui aprono un blog, decidono (dopo neanche una settimana di vita) di cambiarne la cosa più basilare e semplice: il nome.

Cioè, vi pare che io potevo modificare cose banali come sfondi, modelli, font o gadget? NAAAAA, io o faccio le cose in grande o niente.

No, davvero: PERDONATEMI.
E' che nella mia testa bacata credevo che trovare il proprio blog nei motori di ricerca, senza digitarne l'indirizzo completo, fosse una cosa "immediata"...
Cheee??? Cosaaaaa?? 
Giustamente mi state chiedendo da dove io venga e c'avete ragione, cacchio se ne avete.

Comunque, bando alle ciance: da oggi fino a che il bloggo avrà vita si intitolerà "comeundadodabrodo", il perchè oramai lo sapete.

Bene, ho indossato la corona e l'ambita fascia di Miss Peracottara.
Se non trovate i pomodori, potete provare con altri ortaggi. 
Però, finita questa gogna virtuale, passate a ritrovarmi, ok?

Fenice

venerdì 12 ottobre 2012

Ma perchè non incontro gente così?

DM (aka Dolce Metà) nutre un'insana passione per i reality.
No, non immaginatevi GF o roba del genere; lui sceglie quelli di nicchia, come  l'attuale "Pechino Express" (sento le vostre risate fino a qui, SAPEVATELO).
Sì, lo so. C'è gente che fa le valigie per molto meno, ma che volete farci, sono una moglie devota.

L'altra sera, mentre lo guardavamo, mi concentro su Costantino della  Gherardesca. L'unico, sottolineo l'unico, che sappia parlare davvero inglese.
L'ho cominciato ad ascoltare e mi è piaciuto all'istante: intelligente, ironico, sopra le righe quel tanto che basta, ben istruito e mai maleducato. Insomma, un tipo con cui sarebbe bello incontrarsi e fare quattro chiacchere, il resto GRAZIE MA ANCHE NO.
Mentre ero in preda al mio delirio Gherardesco, esorto con un:

"Ah, me tapina, ma perchè non incontro gente così?"

DM tace.
Dopo pochi secondi parte la pubblicità e l'argentina con lordosi più famosa d'Italia buca gli schermi con il suo inequivocabile derriere. 
DM esce dal suo mutismo:

"Ah, me infelice, ma perchè non incontro gente così?"

Nulla da dire. Il ragazzo guarderà pure i reality, ma il cervello je funziona. Eccome.


mercoledì 10 ottobre 2012

Finchè non diventi madre

Finchè non diventi madre tutto sembra lontano.
Sembra lontano il sentirti uno straccio, il passare dall'euforia alla depressione in venti secondi netti, l'andare in giro con un pigiama/tuta che ti sta addosso come la sacra sindone, il rinunciare a quella parte di te che non avresti barattato neanche per un milione di Euro (seee, me li avessero offerti vedi te) o per una notte di sesso sfrenato con Jim Sturgess (vedi sopra).
Sembra lontano quell'entrare in un mood costante in cui dici a te stessa: "No, non sarò mai come quella lì, ma scherzi?" e poi ci finisci dentro con tutte le scarpe e forse, cosa che ti fa addannare, sei anche peggio di quella lì, perchè lei almeno nei suoi nuovi panni ci sta bene, si sente a suo agio, e tu no.
Sembra lontano il fatto che dovrai spiegare ad ogni parente, amica e conoscente che sei cambiata, che molte cose non le fai più un po' perchè non puoi, altre perchè non vuoi e questo non vuol dire che non tornerai più a farle.
Sembra lontano quell'affezionarsi piano piano ad un essere nuovo, a qualcuno arrivato da chissà dove (COME ci è arrivato lo sappiamo bene, vero?) che con i giorni, i mesi, gli anni, senti incredibilmente vicino ed impari a conoscere, ad amare.
Sembra lontano che una persona così piccola, così inesperta possa insegnarti tanto. 
A fermarti, lasciando spazio ad altro.
A passare al setaccio tutta la tua vita, le cose e le persone che ci sono dentro.
A ritrovarti, dopo un tempo "giusto" in cui hai finalmente capito chi sei e cosa vuoi essere.
A comprendere che si può essere tutto, DAVVERO, ma con quella personcina lì accanto si è senz'altro migliori, anche solo per il viaggio che si è compiuto.
Per le lacrime che si sono versate,
per i NO che abbiamo detto a noi stesse,
per i SI' con cui abbiamo fatto strada ad una nuova persona, NOI.

A me questo tempo è ora particolarmente vicino ed è il tempo più prezioso che ho.

martedì 9 ottobre 2012

Noi, cresciute a cicoria e sberle

Ogni tanto penso a come io possa apparire agli occhi degli altri.
Non mi riferisco al fisico, ma ad una sorta di "tipologia" a cui io possa appartenere, volente o meno.
Mi sono sempre sentita una madre "atipica" (sì, per chi non lo sapesse, ho un bimbo di quattro anni, E.), una persona "sfuggente" alle etichette ed alle catalogazioni, ma magari poi così non è.

Me ne accorgo quando, guardando altre madri, mi riconosco in loro. In quegli atteggiamenti, quegli sguardi che solo chi ha vissuto certe cose, porta incisi addosso.
Sono quelle madri che tengono sempre sotto controllo il figlio qualsiasi cosa esse facciano: dal parlare con le amiche, al cucinare; dal sesso tantrico fino alle flessioni su sbarra pendente. Sono quelle che non mollano mai, fanno finta di buttare l'occhio da un'altra parte, ma in realtà stanno sempre lì, sul figghiu pezzo de core.
Amano in maniera lampante, inequivoca. Schioccano baci, dispensano abbracci e quando si arrabbiano (spesso) urlano, come aquile.
Ogni volta che le vedo mi ci riconosco e, come calamite, finiamo per attrarci.
Si scopre allora che proveniamo dallo stesso mondo, quello della cicoria.

Sì, avete presente quelle vecchie de Roma che già alle otto di mattina mettono su il soffritto de aio e oio per poi buttarci giù la cicoria? Quelle che, qualsiasi cosa accada, possa essere uno sfratto o l'invasione dei tedeschi,  si tirano su le maniche e je danno sotto con il mattarello, non si perdono mai d'animo e lottano come leonesse? Ecco, loro.

La mia nonna materna è così.
Una che ad essere la metà di lei mi basterebbe per una vita intera. Una che ha partorito quattro figli di cui uno -mia madre- in casa e, come lei dice,  "de sedere" cioè podalica. Una che ha superato guerre, malattie e dolori ma che, come le dico sempre, non muore mai.
Queste madri però, dimenticavo, quando perdono la pazienza je danno giù di marovesci. Mia nonna è campionessa di sberle. Ancora oggi quando ti becca, fa male. E' una che c'ha sempre rincorso e le sue frasi, oramai entrate nella hitlist familiare, sono più o meno queste:
 "Che stai a fa'? Guarda che se te becco n'arta vorta che fai xxx te faccio rimpiagne che sei nata",
" Viè qua che se te pio",
A mia madre: "Ma daje 'na sberla, vedi come smette",
"Come t'ho messo al monno te ce levo".

Ecco, io sono cresciuta così. Credo non ci voglia un pozzo di scienza per capire perchè non mi piaccia la cicoria.

lunedì 8 ottobre 2012

Del perchè sono qui

Potrei dirvi che sono qui perchè:
dopo cinque anni trascorsi come lettrice di blog, mi è venuta voglia di provarci (e va bene);
la rete, se usata con sano senso critico, è davvero cool ed io, nel corso del tempo, ho fatto grandi amicizie e scoperto personcine davvero niente male (che magari non ti ritrovi accanto a fare la spesa al bancone del macellaio, ecco);
ho sempre amato scrivere e la scrittura, per un bel po' di tempo, è stata anche il mio mestiere (o qualcosa di molto simile);
mi piace raccontare ("ecchissenefrega", direte);
ho voglia di condividere (ma anche no);
tenere un diario on line è sempre stato il mio sogno (se così fosse stato, perchè nessuno mi ha svegliato a suon di ceffoni?);

Potrei dirvi tutto questo, ma non è vero o comunque, non COMPLETAMENTE vero.
Sono qui perchè non c'ho una cippa da fare (in realtà, di lavoro ne ho pure troppo, ma niente che mi impedisca di smetterla con la tastiera) e perchè molti dei miei amici, che saranno gli unici frequentatori del blog (SE lo saranno), mi hanno gentilmente invitato a smetterla di infestargli le bacheche FB con i miei post lunghissimi e personali. 
Così al grido di "e fattela 'na vita e vedi di aprirti un blog", sono qui.

Se vi andasse di seguire le vicessitudini di una tranquilla romana DOC alle prese con le sue famiglie (quella d'origine e quella nuova di pacca), gli amici, la casa, il lavoro (e tutto il resto), ma soprattutto le sue famigerate pippe mentali, WELCOME ON BOARD!

Fenice


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