mercoledì 23 marzo 2016

Un filo


" E di cosa è fatto, questo filo?"
" Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, E differenze."
A. De Carlo


martedì 29 settembre 2015

Di notte



Di notte si è soliti dormire.
Io ho sempre dormito molto. PRIMA.
Prima che mio figlio adorato si svegliasse verso le due chiedendomi di raggiungerlo nel letto;
Prima che le deliziose pappardelle al sugo di cinghiale della Sora Margherita mi si piazzassero sullo stomaco (sì, quando sgarro con il mio trend simil-salutistico lo faccio alla grande).
Che fai quindi alle due di mattina, quando tuo marito dorme e tutta la casa tace?
Semplice: accendi il tuo cellulare, lo attivi in silenzioso e ti guardi su IG tutte le ultime foto di una tua amica bellissima che sta in un posto bellissimo (e sì, certo che me lo sono chiesta. Sicuramente, notando i miei like in un'ora tanto inconsueta, avrà pensato: ma questa non c'ha un cazzo da fare? E infatti sì, non c'evevo proprio un cazzo da fare, ma tant'è che mi sono almeno rifatta gli occhi).
Comunque, non so voi, ma io dopo un po' che sto sveglia al buio ed in silenzio, entro in una sorta di trip dove pensieri delle più strampalate forme si rincorrono per fondersi in bizzarri connubi. 
Sono così giunta a ragionare sul perchè scrivessi questo blog.
Non l'ho mai concepito come uno "strumento" di ispirazione, non ho mai pensato potesse avere centinaia/migliaia di seguaci (e ce sarà pure un perchè), non posso neanche considerarlo un "diario" perchè non solo non ho mai tenuto diari, ma credo che quando le cose si rendono pubbliche il termine diario gli vada un po' stretto.
Ho quindi concluso che tutto questo è probabilmente solo uno sfiatatoio del mio, seppur inconscio, egocentrismo. 
Con buona pace mia e soprattutto vostra.

Quello però che so con certezza è che devo tornare a mangiare leggero. 



venerdì 18 settembre 2015

Di me

Non sempre ne vale la pena.
Non sempre c'è un vero motivo.
Per tornare, ricominciare, riprovarci.

Me lo sono chiesta spesso, in questo lungo periodo, se lo avrei fatto, come e perchè.
Non ho trovato risposte.

Non le trovo nemmeno ora che sono qui, ora che le dita hanno ripreso a battere e a produrre quel suono che tanto mi piace e che mi ha fatto compagnia per lungo tempo. 

Ho incontrato il Dolore.
Quello vero, forse l'unico.
Quello che spaventa, fa piangere, disperarsi.

Ho provato a schivarlo come quegli sciatori con le bandierine, ho provato -ancora una volta- a correre più forte e a lasciarlo indietro, ma non si può.

Perchè il dolore è qualcosa che  sfugge all'essere subdolo e si palesa.
E' questo che ti frega. Il pensare che il vederlo, il riconoscerlo sia la tua arma per sconfiggerlo, invece è lui a soffocarti.
Ti abbraccia.
E non di rado mi sono chiesta se sia proprio questo stringerti il motivo che spinga molti a trovarci un rifugio, un nido caldo, una scusa valida per giustificare ogni nostra mancanza, ogni passo incerto, ogni paura travestita da noia.

Ma se è vero che tutto ha un prezzo, anche il dolore sa presentarti il suo conto; è fatto di una sofferenza lenta, inaccessibile che - se non fosse per gli occhi più incavati, il colorito più pallido e le ossa più sporgenti- suonerebbe anche scontata.
E' fatto dell'assenza di stimoli, di scommesse.
Di pazzia.

Era luglio quando, dopo un anno e mezzo di lotte e perdite, sono scivolata in un pozzo.
Dentro c'era tutto quello che avevo finto di non vedere in questi quindici anni.
La spensieratezza che non ho più provato e che ha fatto posto a qualcosa di vero, ma atroce.
L'incapacità, non dico di saperci nuotare, ma galleggiare.
I sogni infranti o, forse, troppo piccoli non tanto per le aspettative in se' misurate, ma per il terrore di desiderare qualcosa di grande. Qualcosa che, non si sa perchè, senti che non saresti in grado di inseguire, figuriamo raggiungere e tenere tra le mani, addirittura mostrare e condividere, poi...
E quell'angoscia di aver sbagliato tutto, sempre.
Di avere perso per aver compreso troppo tardi e forse neanche fino in fondo.

Mi sono domandata se tenere questo piccolo spazio avesse ancora un senso, per me soprattutto.
Per molti mesi non lo ha avuto, ma poi qualcosa si è mosso.

Tanti la chiamerebbero voglia, istinto, passione.

Io la chiamo vita.
E  spero di poter vivere. Ancora una volta.








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