martedì 9 ottobre 2012

Noi, cresciute a cicoria e sberle

Ogni tanto penso a come io possa apparire agli occhi degli altri.
Non mi riferisco al fisico, ma ad una sorta di "tipologia" a cui io possa appartenere, volente o meno.
Mi sono sempre sentita una madre "atipica" (sì, per chi non lo sapesse, ho un bimbo di quattro anni, E.), una persona "sfuggente" alle etichette ed alle catalogazioni, ma magari poi così non è.

Me ne accorgo quando, guardando altre madri, mi riconosco in loro. In quegli atteggiamenti, quegli sguardi che solo chi ha vissuto certe cose, porta incisi addosso.
Sono quelle madri che tengono sempre sotto controllo il figlio qualsiasi cosa esse facciano: dal parlare con le amiche, al cucinare; dal sesso tantrico fino alle flessioni su sbarra pendente. Sono quelle che non mollano mai, fanno finta di buttare l'occhio da un'altra parte, ma in realtà stanno sempre lì, sul figghiu pezzo de core.
Amano in maniera lampante, inequivoca. Schioccano baci, dispensano abbracci e quando si arrabbiano (spesso) urlano, come aquile.
Ogni volta che le vedo mi ci riconosco e, come calamite, finiamo per attrarci.
Si scopre allora che proveniamo dallo stesso mondo, quello della cicoria.

Sì, avete presente quelle vecchie de Roma che già alle otto di mattina mettono su il soffritto de aio e oio per poi buttarci giù la cicoria? Quelle che, qualsiasi cosa accada, possa essere uno sfratto o l'invasione dei tedeschi,  si tirano su le maniche e je danno sotto con il mattarello, non si perdono mai d'animo e lottano come leonesse? Ecco, loro.

La mia nonna materna è così.
Una che ad essere la metà di lei mi basterebbe per una vita intera. Una che ha partorito quattro figli di cui uno -mia madre- in casa e, come lei dice,  "de sedere" cioè podalica. Una che ha superato guerre, malattie e dolori ma che, come le dico sempre, non muore mai.
Queste madri però, dimenticavo, quando perdono la pazienza je danno giù di marovesci. Mia nonna è campionessa di sberle. Ancora oggi quando ti becca, fa male. E' una che c'ha sempre rincorso e le sue frasi, oramai entrate nella hitlist familiare, sono più o meno queste:
 "Che stai a fa'? Guarda che se te becco n'arta vorta che fai xxx te faccio rimpiagne che sei nata",
" Viè qua che se te pio",
A mia madre: "Ma daje 'na sberla, vedi come smette",
"Come t'ho messo al monno te ce levo".

Ecco, io sono cresciuta così. Credo non ci voglia un pozzo di scienza per capire perchè non mi piaccia la cicoria.

8 commenti:

  1. Troppo forte.... Continua così !!

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  2. " Oime',quanto somiglia al tuo costume il mio!'

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  3. Mia nonna era rara di sberle... quando le dava era veramente perchè non ne poteva fare a meno!!! Ed io... che ero bella tosta una sua tortorata me la ricordo ancora.... e che male!!!! Ma anche quel ricordo di lei mi mette gioia.... Ma da mia madre altro che cicoria.... il cicorione mi sono presa.... sempre perchè ero tranquilla io!!!! Mica come quell'angioletto di mia sorella....

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    1. Angioletto io?... io le cose le facevo di nascosto! :-/

      Comunque per arricchire le frasi di Sara...
      Nella hitlist di Nonna Santina (Siciliana lei) ce n'erano principalmente due:
      - Mo' ti do un manrovescio, ti attacco al muro e ti faccio una fotografia!
      - Mo' ti do un cazzotto in testa e ti faccio diventare piccola così!

      Queste super nonne!

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    2. Le frasi di nonna Santina mi hanno sfatto sbellicare!!
      'Ste nonne, CHE DONNE!

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  4. Claudia, hai visto? Alla fine un po' di cicoria, chi da una parte chi dall'altra, ce la siamo prese tutte! :=) D'altronde, ora che ci penso, è forse per quello che la cicoria è amara. Amara, ma benefica proprio come qualche sculacciata... Forse...
    Bacio e grazie per essere passata di qui!

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Non potendoci mettere la tua faccia, mettici almeno la tua firma. Grazie!


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