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lunedì 27 maggio 2013

Nel caso in cui non l'abbiate fatto...

Nel caso in cui non l'abbiate fatto, vi consiglio di dare un bel LIKE alla pagina Feisbuk
del blog.

Da quando è stata aperta, meno di una settimana fa, si è riempita di post che attendono vostri commenti.

Vi aspetto lì!

Un abbraccio e buon lunedì di maggembre!

giovedì 23 maggio 2013

Da oggi credo nei miracoli

Il titolo del post, stavolta, non è ironico.
Da oggi, anzi da ieri, credo nei miracoli anche io.

Mi sembra di non avervi mai parlato del mio rapporto con la religione. Non l'ho fatto per questioni personali, perchè ritengo la questione davvero intima e non vorrei mai passare per quella che non sono.

Sono  cattolica. Ho ricevuto un'educazione ed un'istruzione di questo tipo, ho persino affrontato quattro esami di teologia all'università (materia bellissima, non so perchè io la rapportavo molto alla filosofia, pur partendo da premesse ed arrivando a conclusioni diversissime) e la religione ha sempre fatto parte della mia vita.
Ora, non immaginatemi come una che va in chiesa tutte le domeniche, che partecipa ad associazioni cattoliche, che fa "proselitismo" e soprattutto, come una che non vede le "storture" di un sistema, la sua poca limpidezza (soprattutto verso certi crimini che non riesco neanche a pronunciare), il suo eccessivo sfarzo e molto altro.
Però sulla mia strada, un po' come è accaduto con professori ed insegnanti, ho incontrato persone fantastiche. Suore più materne di certe madri, parroci amici, aperti e pronti a coinvolgerti, così come preti estremamente dotti e sapienti che mi hanno spinto ad indagare e a pormi sempre più domande.
La religione è sempre stata parte di me e mi ha accompagnato ed accudito in ogni momento; quando gioivo per eventi felici ed inaspettati e quando perdevo persone per me carissime, la cui mancanza continua a dilaniarmi.
Alcuni forse chiamerebbero questo mio rapporto con un qualcosa di "intangibile" come FEDE. Io non riesco a definirmi una donna di fede. Chi ha fede crede e basta, senza se, senza ma. Io, al contrario, sono sempre scettica e, cosa ancora più tosta, non riesco mai ad "abbandonarmi".

Ieri con la scuola eravamo in udienza Papale. Ci abbiamo messo settimane per organizzare la cosa: 9 pullman, 4 classi di materna, 5 di elementari, accompagnatori vari per un totale di 450 persone. Cifre difficilmente immaginabili per noi.
Portavamo con noi bambini di 3 anni ed anche più piccoli, più una persona disabile.
Eravamo convinti di avere un "settore", con tanto di posti a sedere, riservato esclusivamente al nostro istituto.

Anche se vivevo la cosa con molta serenità, non nego che ci fossero alcuni aspetti ad incutermi timore. Provo a riassumerveli.
L'orario di partenza era fissato per le sette di mattina, il che voleva dire svegliare i pargoli per le sei circa. Un'impresa.
Da due giorni avevo a che fare con una fastidiosissima infezione, così fastidiosa da costringermi ad assumere antibiotico (e ho detto tutto).
Una volta arrivati in piazza S. Pietro, sapevamo che non avremmo potuto portare i bambini ai bagni (che sono posti sotto ai colonnati) perchè ci sarebbe stato il rischio di non rientrare. Indi, niente pipì per i nani (e per i grandi), o all'angolo.
IL TEMPO. Le previsioni metereologiche sul mio smartphone davano storms, cioè non pioggia, non rovesci...Acquazzoni scroscianti! Echecazz...
Insomma, quello che si era presentato con un evento gioioso da condividere con le famiglie, si stava trasformando in un'apocalisse.

Ne avevo parlato con la direttrice della scuola, la quale mi aveva detto: "Dobbiamo credere. Ho mezza Italia ed anche gran parte di amici all'estero che stanno pregando per noi, affinchè non piova. Dio è grande e non ci lascerà da soli con i bimbi piccoli, in più il 22 è Santa Rita, la Santa degli impossibili e delle cause perse. Dobbiamo credere".

Le sue parole, soprattutto la sua serenità e la sua convinzione, avevano colto nel segno. Forse davvero per la prima volta nella mia vita mi sono affidata COMPLETAMENTE ed ho lasciato che le cose fossero gestite da chi è più in alto di me. 

Vi racconto brevemente come è andata...
Straordinariamente riesco a svegliare il nano per le 6.10. In mezz'ora siamo lindi, pinti, vestiti e profumati ed alle sette ci troviamo al punto di ritrovo. Sembra ci siamo solo noi e, proprio quando sto per perdere ogni speranza di partire in orario, arriva il resto dei bambini e degli accompagnatori. Tutti insieme, manco si siano messi d'accordo.
Poichè sono rappresentante di classe, tocca al me il compito di fare da caposquadra (c'ho gran culo, lo so). La mia "squadra" è composta dai bambini della classe del nano più gli accompagnatori, per lo più nonni e nonne, dalla nostra suora e da un'altra (per un'età complessiva di 165 anni in due), mentre l'unica persona al di sotto degli 80 che mi è stata affidata è la maestra di ginnastica, incinta di cinque mesi. Capite bene perchè abbia soprannominato la mia squadra "villa Arzilla".
Come se non bastasse, il nostro autista è una sbarbato venticinquenne alla sua prima esperienza di udienza. Quando salgo, mi fa: "dove dobbiamo andare?" io:"in piazza S. Pietro per l'udienza, non lo sapeva?" lui: "no, non mi hanno detto nulla. Qualcuno sa come ci si arriva con il pullman?"... Volevo morì.
Alla fine, grazie al papà di un bambino che gli fa da tom tom umano, riusciamo ad arrivare. Raggruppo tutti, e svolazzando il mio cappellino giallo (che mi accorgo essere posseduto da metà pellegrini in piazza), faccio entrare il gruppo nel primo giro di transenne. 
Qui viene il bello,  perchè non riusciamo a trovare le altre classi. I pullman non sono giunti insieme ed i primi ad arrivare non si sono fermati in un posto per aspettare gli altri e formare il gruppo. Partono così una serie di telefonate: "dove siete? quanti siete? vedete? etc.." che non conducono a nulla di fatto. Scopriamo, con stupore e rabbia, che non abbiamo diritto ad entrare nei settori. I settori con posti a sedere sono stati già tutti presi e quindi dobbiamo rimanere nel primo giro di transenne, ogni classe separata dall'altra, in piedi. Con i bimbi piccoli. E con un nutrito gruppo di persone oltre i settanta. Volevo morì de nuovo.
Il tempo è nuvoloso, ma non piove. Cominciamo a parlare, i bambini si mettono seduti a terra e giocano nell'attesa.
Alcuni genitori decidono di abbandonare il gruppo per cercare un posto con una visuale migliore. Mi lasciano i numeri di cellulare, mentre io rimango con gli altri.
Poi d'improvviso arriva il Papa ed il cielo si schiarisce del tutto. Ogni nuvola sparisce e la temperatura si alza. E' una giornata splendida. Inaspettata, regalata. Tutti noi genitori ci carichiamo l'amata prole (per me 22 kili di puro benessere) sulle spalle. Con le bandierine che hanno confezionato a scuola, lo salutano. Sono felici. Inaspettatamente felici. Consapevolmente felici.

Il caldo piano piano si fa più intenso, la folla comincia ad ammassarsi. Una ragazza davanti a noi, non del nostro gruppo, sviene e la soccorriamo. Uno dei papà se la carica a spalla e la porta al primo punto di soccorso.
Tempo un quarto d'ora ed anche una nostra nonna comincia a non sentirsi bene. Piange e si sente soffocare. L'udienza sarebbe quasi finita, ma siamo tutti d'accordo ad andarcene prima e quindi tocca a me portare il gruppo fuori dalla piazza. 
Mi giro ed è una calca. Una roba mai vista. Penso "non ce la farò mai", poi mi dico "devo provare. E credere". Manco fossi Mosè riesco a separare la folla (tutta in verso contrario al nostro) e ad aprirmi un varco. Nel giro di dieci minuti siamo fuori dalla piazza, sotto il colonnato, all'ombra, tutti interi. Comincio a chiamare le persone che si sono staccate dal gruppo, molte mi dicono che non torneranno con il pullman (e qui tiro un sospiro di sollievo) altre mi chiedono di aspettarle. La possibilità di incontrarci è pari a quella di fare 13 al totip, invece me le ritrovo di fronte. Risventolando il cappellino giallo rientramo nel terminal dove ritrovo miracolosamente l'ultima famiglia mancante. Siamo tutti. Manca il pullman che non ha potuto fermarsi in zona e che ho dovuto richiamare per sincronizzare i tempi. Anche qui, la possibilità di beccarsi ai rulli d'uscita è pari a quella di vincere all'Enalotto, invece appena usciti dai varchi ci troviamo il pullman di fronte. Io e l'autista siamo entrambi increduli. Mi racconta di colleghi che fanno il giro svariate volte prima di incontrare il gruppo...
E' mezzogiorno  e siamo tutti sul pullman in direzione casa. Nessuno si è perso, nessun bambino si è lamentato per la pipì, nessuno di noi è svenuto, io che ero partita come una peracottara con 4 panini, 3 merende, 3 succhi e 2 bottiglie d'acqua, rientro con lo zaino leggero. Siamo i primi ad arrivare. Gli ultimi pullman della scuola lo faranno un'ora dopo. Esattamente quando il cielo inizia a diventare grigio e a piovere. E piovere. E piovere. 

Stamattina ho risvegliato il nano e per scherzo gli ho detto: "dài, dobbiamo andare a scuola. O preferisci andare dal Papa?" e lui: "dal Papa".
Se non sono miracoli questi...

Scherzi a parte, la giornata è stata sfiancante e difficile, ma mi ha insegnato molto.
Mi ha insegnato a lasciarmi andare e a CREDERE, davvero. Mi ha insegnato che affidarsi è più difficile certo, ma è anche la chiave per vedere e vivere la vita in un altro modo, con un altro senso.
Ecco, ieri ho creduto e, poichè è una cosa che non sono mai riuscita a fare, mi permetto di dire che ieri sono stata una Sara migliore.




lunedì 20 maggio 2013

Sempre più social

Ci ho pensato un po'.
Perchè a me il fatto di trovare i vostri commenti qui in basso, sotto al post, piaceva da pazzi e so che dal momento in cui vi dirò questa cosa preferirete, se mai sarà, altri canali per comunicare con me.
Però è anche vero che bisogna stare al passo coi tempi; bisogna rendere facile la vita a chi ti legge e magari si prende pure la briga di lasciarti un commento, una frase, una parola.
Così a dicembre scorso l'ho creata, ma non ho avuto il "l'ardire" di renderla pubblica. Questo fino a che nel post precedente non ho chiesto il vostro parere e, poichè un po' di voi hanno accolto positivamente la cosa, ho trovato quel coraggio.

Quindi, squillino le trombe e si dia fiato ai corni: 
COMEUNDADODABRODO ha ufficialmente la sua pagina su FACCIALIBRO.

Da oggi mi trovate anche qui ed avrete in diretta, sul vostro profilo FB, tutti i post, le  anticipazioni, le chicche e le cretinate di cui sono l'artefice.

Contenti, vero? Ditelo che vi ho reso più bella la giornata!
Ovviamente, se mai lo vorrete, sarà anche più facile presentarmi ai vostri amici, basta uno share/condividi ed entro nelle bacheche di chi volete. A pensarci bene, se fossi in voi, io mi condividerei con gli amici più antipatici ed insopportabili...

Che dirvi? Accorrrette nummmerosi, tutt'al più avrete fatto felice una tipa che nun c'ha 'na cippa da fare (pare vero).

PS. A breve troverete anche il famoso "bottone" Facebook al lato del blog. Ci sto lavorando. Abbiate pazienza; mi fingo giovane, ma sò vecchia inside

mercoledì 15 maggio 2013

Ho bisogno di voi

E' passato poco tempo dall'ultimo post (soprattutto valutando la media dell'ultimo periodo) eppure tante riflessioni, tanti spunti, tanti argomenti da condividere con voi mi sono ritrovata tra le mani.

Partiamo dal primo.
Ieri pomeriggio ho ascoltato con stupore/terrore la notizia che Angelina Jolie si è fatta asportare chirurgicamente i seni perchè, seguendo i risultati di un costosissimo test genetico, era risultata l'87% di probabilità di ammalarsi di cancro al seno, proprio come la madre che è morta a causa di questa malattia. (Potete trovare un articolo in merito qui).
Premettendo che ognuno sia libero di fare del proprio corpo ciò che vuole, ho lasciato un commento sulla mia pagina personale di Facebook chiedendo ai miei amici se anche loro considerassero la faccenda come medicina "demolitiva" invece che "preventiva".
La maggior parte di loro ha valutato interventi del genere come molto invasivi e comunque "evitabili" a patto che si faccia una costante diagnosi preventiva, ergo ci si sottoponga a regolari controlli medici. 
Tra l'altro, mi permetto di dire, un intervento del genere presuppone anche un notevole dispendio economico, specialmente in America dove la Sanità è in mano a potenti assicurazioni, e quindi diventa "elitario e poco praticabile" come approccio "preventivo" da divulgare. Senza contare che, se è stato possibile su tessuti mammari, nel caso in cui venisse fuori un "gene difettoso" su un tessuto non asportabile (come il fegato per esempio) che cosa si farebbe? Saremmo destinati a vivere la nostra vita con questa spada di Damocle sulla testa?
Ma c'è dell'altro. La mia bacheca ha visto in poco tempo riempirsi di messaggi ed è nata una vera e propria "querelle digitale" perchè c'era chi asseriva che certe malattie hanno origine soprattutto da un non conclamato e consapevole stato di malessere psicologico della persona. In sostanza, quando ci ammaliamo, molto dipende da una sorta di "sbilanciamento psicologico" di cui, la maggior parte delle volte, non siamo consapevoli. 
Fermo restando che credo profondamente nel potere della mente sulle malattie ed anche su certe "inspiegabili" guarigioni, non mi sento di estremizzare questo concetto, ma una cosa mi fa tanto riflettere: il fatto che molto spesso parliamo di "salute" quando in realtà questa viene a mancare. 
Cioè, chiunque di noi sa bene quando sta male, ma non sappiamo quanto stiamo DAVVERO bene quando crediamo di esserlo e questo penso sia vero sia in ambito fisiologico che psicologico. 
Quando si parla di prevenzione allora, dovremmo forse pensare anche a quella psicologica e sottoporci anche lì a dei controlli. Già, ma quali?
Insomma, molti dubbi hanno arrovellato la mia mente e turbato i sonni della scorsa notte e mi piacerebbe tanto sentire la vostra opinione al riguardo. Vi va di darmela?

Punto secondo:
Ho scoperto che spesso l'idea di aver ragione supera inconsapevolmente e di gran lunga quella di voler davvero condividere un  nostro pensiero con qualcuno per renderlo più consapevole. Per questo vi premetto che, non appena ritornerò sull'argomento alimentazione, lo farò con molta umiltà e senza volermi erigere a persona virtuosa (non lo sono minimamente) ed illuminata (lo sono ancora meno).

Punto terzo:
Sto scoprendo nella mia città vari negozi/botteghe/luoghi dove acquistare biologico o a Km zero e mi piacerebbe condividerli con voi, magari dedicando una pagina ad hoc sul blog. Che ne dite, potrebbe interessarvi?

Punto quarto:
Come forse si capisce un po' dalla descrizione del mio blog, mi sono sempre sentita un po' di tutto. Non sono solo mamma, sono ANCHE mamma e così moglie, figlia, amica, nipote... Per questo mi incuriosisce molto "l'esperimento" di un'altra web series TV. La prima di cui vi parlai era questa, ricordate? Pensate che i produttori hanno ricevuto una menzione speciale al Los Angeles Web Series Festival 2013. Quest'altra si intitola "Una mamma imperfetta" e la potete trovare qui. Io me la gusterò in settimana, vi va di farlo e poi scambiarci le opinioni?

Punto quinto:
E' da un po' che ci penso e l'avevo anche creata, senza condividerla, ma vi farebbe piacere una pagina facebook dedicata esclusivamente al blog?

Ok, oggi vi ho lasciato con tanta robbbba.
Spero vogliate rispondermi e lasciarmi qualche commento.
Un abbraccio a tutti!

lunedì 13 maggio 2013

Cosa augurare alle mamme?

Sembrerò una sorta di stalker 2.0 ma, ancora una volta, lo spunto per questo post me l'ha dato Chiara che ieri, sul suo blog, ha lanciato questa domanda: "cosa auguri ad una mamma?".
Per leggere i suoi dieci auguri, infarciti di ironia e buon senso, vi rimando direttamente al suo post, per sapere il mio augurio comincio con il riportarvi il commento che le ho lasciato:

"Io auguro alle mamme di viversi la maternità come un viaggio. Hai presente quei viaggi lunghi, on the road, impossibili DAVVERO da programmare al centimetro? Quelli che ti mettono alla prova, ti fanno dire più volte “questo non lo faccio, quest’altro manco” e “non ce la faccio”? 
Quelli che, in sostanza, ti prostrano e ti conducono in luoghi sconosciuti, anche bruttissimi, ma che alla fine ti rendono DIVERSA. Probabilmente migliore, ma non sempre? 
Ecco io auguro alle mamme una maternità così, priva di pregiudizi e di prese di posizione, ma anche scevra di eccessive aspettative. 
Auguro ad ogni mamma di scoprirsi diversa ogni giorno perchè credo sia una delle più grandi conquiste che si possa fare".

Credo che ogni donna nel momento in cui diventi madre abbia un'idea in testa di come sarà o, meglio, di come vorrebbe essere. 
Ce l'avevo anche io prima che mi imbattessi in questo mondo dell'IGNOTO.
Volevo essere una madre fighissima: materna ma capace di lasciare il giusto spazio (soprattutto a me, con viaggi esotici e verso capitali europee), attenta ma non ossessiva, misurata ma capace di portare con eleganza tacchi vertiginosi e vestiti attillati (maquannomai), costantemente giovane ma non immatura.
Non sono riuscita ad attendere nessuno di questi propositi.

Mi sono scoperta incredibilmente viziata, egocentrica, infantile, immatura, attaccata al mio vecchio "mondo", al mio rodato (e fighissimo, concedetemelo) stile di vita, alle mie (sane?) abitudini.
Quello che sconcerta non è tanto pensare che la cosa più difficile sia stata resettare gran parte della mia esistenza per accoglierne REALMENTE un'altra, quanto fare i conti con me stessa e con tutti quei pregiudizi, quelle banali prese di posizione a cui non volevo assoggettarmi.
Che ne so, non avrei mai voluto essere una madre in tuta o pronta a rinunciare ai propri impegni per il capriccio del pargolo, non volevo ridurmi a parlare solo di figli e delle loro simpatiche battute, non desideravo concentrarmi solo sulla famiglia, non avrei mai pensato di perdere le vecchie amicizie, ma conciliarle con il mio nuovo stile di vita (& so on).
Non me ne rendevo conto, ma stavo costruendomi da sola un terreno minato.
Perchè il punto è che la maternità rimane, nonostante le frasi da cioccolatino che si possono enunciare, l'esperienza più intima, potente e sconvolgente che si possa fare.
La maternità porta con sè l'imprevedibilità ed è proprio questa la chiave di tutto.

Non si possono mettere rendini a qualcosa che nasce libero e fuori controllo. Quel qualcosa va assecondato (in una certa misura, ovviamente) ed anche se ci conduce laddove non avremmo mai voluto essere, statene certi, ne usciremo diversi da come eravamo prima. 
Questo non vuol dire essere necessariamente migliori, ma più consapevoli che forse, a pensarci bene, un po' migliori ci rende.






giovedì 9 maggio 2013

MammeperilMeyer

Non è la prima volta che aderisco a delle iniziative benefiche che vedono protagonista, tra gli altri, L'Ospedale Pediatrico Meyer.
Come potete vedere anche dal badge posto alla destra del blog, lo scorso dicembre grazie a Chiara di Machedavvero aderii all'iniziativa Leave a Message e feci personalmente una donazione alla Fondazione.

Oggi, sempre grazie a Chiara che l'ha segnalato sul suo profilo FB, vi parlo di quest'altra campagna, "Mamme per il Meyer", che vede protagonisti noi mamme e i bimbi, nello specifico il loro rapporto con il gioco.

Potrete partecipare tutti. 
Fatelo. 
FACCIAMOLO.

Vi rimando direttamente alla pagina del Meyer per tutte le info sull'iniziativa e sulla fondazione. Nel frattempo, io vi aspetto sul mio profilo Twitter per condividere con voi i miei "pensieri" su un tema tanto importante.

Perchè, come recita uno dei più stupendi paradossi, "giocare è una cosa seria".

mercoledì 8 maggio 2013

Prendendola alla lontana

Partendo da molto lontano, in questi giorni stavo pensando che tutto torna.

Chi mi segue sul mio profilo Instagram avrà notato che nell'ultimo periodo non faccio che postare foto di cibo, manco fossi una concorrente di Masterchef.
Il punto è che ho trascorso gli ultimi mesi a documentarmi sul ciclo della grande distribuzione dei prodotti ortofrutticoli e della carne e ne è uscito fuori un quadro agghiacciante.
Così agghiacciante che persino DMakaDolceMetà ha appoggiato il mio tentativo di ridurre drasticamente la carne (diciamo quasi eliminarla del tutto) sostituendola con legumi, tofu, seitan e molto altro e di mangiare in un modo sempre più consapevole.
Per dirla alla Maugeri, diventare un "consumATTORE, non un semplice consumatore".

Ho quindi tutta l'intenzione di condividere con voi gli articoli, i libri, i video e tutto quanto mi ha fatto arrivare a queste conclusioni che, inutile che ve lo dica, sono realtà conosciute a tanti da molto tempo, ma a cui io sono arrivata solo alla soglia dei 35 anni (Omioddiogiàtrentacinque???).

Prima di fare questo però, voglio prenderla alla lontana e raccontarvi quanto segue (che è l'inizio di tutto).

Quando Roma cominciò la sua espansione verso il sud Italia, intraprese una serie di battaglie di conquista e di "mantenimento" dei territori nuovamente annessi che la constrinse ad avere un esercito preparato e soprattutto ben rifornito. Per fare questo, oltre ad annettere nell'esercito dei mercenari (ovvero soldati non propriamente romani che combattevano non per la causa di Roma, ma per i benefici che potevano trarne) e soprattutto dei plebei, nello specifico i contadini o piccoli proprietari terrieri. 
Questi erano chiamati alle armi, costretti a difendere la propria città e a lasciare moglie e figli che, di fatto, non erano in grado di mantenere la coltivazione delle terre. Una volta che i contadini tornavano a casa trovavano la gran parte dei campi lasciati all'incuria, non più fruttiferi e disperati facevano quello che non avrebbero mai pensato di fare: li vendevano, anzi svendevano, ai grandi proprietari terrieri. Latifondisti che si arricchivano alle spalle di una parte della popolazione messa in ginocchio e che su quei campi praticavano la coltivazione intensiva di vigne ed uliveti, ma anche di cereali. 
Per ovviare alla richiesta di mano d'opera di campi così grandi, i latifondisti non impiegavano i contadini da cui avevano preso la terra, ma gli schiavi (provenienti dalle popolazioni sottomesse a Roma) che gli "offrivano" le loro braccia a costo quasi zero. 

I piccoli proprietari terrieri si riversarono così nelle città (fu questo il primo fenomeno di "urbanizzazione" dell'Italia) ma non potendo praticare il mestiere che avevano fatto per anni, finirono a svolgere lavori saltuari, poco pagati,  e ad entrare in giri di criminalità.

Nasceva così il sottoproletariato.
Nasceva così la coltivazione intensiva.
Nasceva così un periodo infelice e burrascoso per Roma, talmente burrascoso che i poveri fratelli Gracchi, tribuni della plebe che tentarono di attuare delle riforme volte al ripristino dei piccoli proprietari terrieri ed alla ridistribuzione dell'ager publicus in mano ai ricchi latifondisti, fecero una brutta fine.

Oggi mi fermo qui, ma cretedemi: è solo l'inizio.

lunedì 6 maggio 2013

Likes & dislikes

Il nano quest'anno ha cominciato a fare inglese alla scuola materna ed ogni volta che torna a casa mi rende partecipe delle sue nuove scoperte.
Nelle ultime settimane, tiene banco il gioco del like/dislike ovvero del piace/non mi piace che la maestra gli fa fare. Uno di loro deve dire all'orecchio di un compagno ciò che amano o odiano e questi, come un filo del telefono, dever ripeterlo ad un compagno che lo dice ad un altro ancora fino a che l'ultimo deve riferirlo a tutti ad alta voce.
Mio figlio impazzisce per questo gioco e proprio l'altro giorno, dopo averci giocato per circa mezz'ora, ho cominciato a pensare alle cose che mi piacciono di più e quelle che detesto. 
Ne è venuta fuori una sorta di personal list che ho pensato di condividere.

The five things I like most:

1) Il SOLE alto nel cielo. Non mi riferisco a quello cocente di luglio/agosto a Roma dove 34 gradi vengono percepiti come 50 ed hai paura di evaporare semmai ti chiedessero di andare a fare la spesa a piedi dal panettiere sotto casa. Intendo quelle giornate luminose che quando apri la finestra ti chiedi come hai fatto a non accorgerti il giorno prima di tanta bellezza attorno a te.
2) la MUSICA appalla. Non immaginate solo la disco o qualcosa di movimentato. Anche la classica e la contemporanea di Steve Reich hanno su di me effetti dopanti. No, davvero non potrei proprio vivere senza musica.
3) La CIOCCOLATA. Nessuna giornata potrebbe mai essere la stessa senza un pezzo di questa goduriosa sostanza solida e marroncina (che detta così...). Ogni incazzatura, delusione, arrabbiatura, sconforto, depressione, l'hanno vista sempre vicina a me, a consolarmi e darmi carica. Peccato che come effetti collaterali ci sia quello di essere come una bella vacanza a due con il pargolo lasciato ai nonni; il giorno dopo sconti e paghi pegno. In questo caso, davanti allo specchio del bagno.
4) LEGGERE. Non solo libri, non solo su carta. Leggo qualsiasi cosa, su ogni supporto, in ogni dove. Il mio DiolobenedicasemperSmartphone è diventato qualcosa che va oltre il mio corpo. Anticipa ogni mio desiderio e mi porta in terreni sconosciuti. Sì, come un fidanzato perfetto (abbè, quasi dai).
5) STARMENE PER I CAZZI MIEI. Amicizie, legami, parentame, uscite, incontri, eventi. Niente è più godurioso per me che starmene ogni tanto per i cavoli miei, senza dover rendere conto a nessuno, a fare quello che voglio, a non dover rispondere a domande, interagire, rapportarmi... Non sono misantropa, solo molto innamorata di me stessa.

The five things I hate most:

1) Il CIELO GRIGIO. Niente mi mette più di cattivo umore come aprire le persiane e trovarmi di fronte un cielo cupo. Potrei anche aver appena finito di trascorrere una fantastica notte sotto le lenzuola con Jim Sturgess, ma uno scenario del genere mi spingerebbe alla depressione (vabbè magari ho esagerto un tantino, ma il concetto credo vi sia chiaro)
2) Il GONFIORE sparso sul corpo poco prima che ti arrivi il ciclo. Cioè io dico già dobbiamo convivere co' sta croce per almeno 40 anni, già è spesso doloroso, ma c'è anche bisogno di "campanelli d'allarme" che ci avvisino del non lieto evento??
3) GUARDARMI ALLO SPECCHIO DI PRIMA MATTINA CON LA LUCE AL NEON. Sì quella sopra lo specchio, quella che inesorabilmente mi ricorda premurosa che sto 'anvecchià e che oltre ai brufoli ora devo fare conto con rughe, occhiaie e la ricrescita sui capelli. Che poi perchè non la cambi ancora 'sta luce non l'ho capito...
4) I POST ALLUSIVI E POCO CHIARI SUI SOCIAL NETWORK. Cioè, parliamone... Se hai un problema con qualcuno, qualcuno che dovrebbe essere tuo amico e di cui non ti piace un atteggiamento, le cose sono due: fai finta di niente e passaci sopra o CHIAMALO! Discutici, rischia, affrontalo. Può far tanto figo postare qualcosa che è intenzionalmente diretto a qualcuno, ma farlo in maniera velata, in realtà io lo trovo patetico ed urticante. Non vi sto a dire quanti amici lo facciano, ma anche persone intelligentissime, sia chiaro. Ho la bacheca piena di post allusivi, mezzi detti, "misteriosi" che davvero ne ho le palle piene.
5) IL PAVIMENTO SPORCO. La giornata potrebbe anche essere una di quelle da registrare e spararsi in rewind continuo , ma se torno e becco il pavimento sporco mi si storce tutto. Mi devo armare di scopa e straccio e vedere tutto ok. Sò, maniaca lo so. D'altronde la perfezione è solo divina, giusto? :)

Bene, sicuramente la vostra vita non sarà cambiata dopo questi miei 10 punti (e menomale, direi. In caso contrario, fateve ricoverà), ma mi auguro almeno di avervi fatto trascorrere questi pochi minuti in leggerezza.
E voi, cosa amate/odiate di più?

giovedì 2 maggio 2013

Ce l'ho fatta

Ce l'ho fatta, sono tornata.
Immagino sarete stati a strapparvi i capelli tutto il tempo a causa della mia luuunga assenza, tranquilli: sono qui.

Nell'intervallo di questo mio mancato palesarmi ho vissuto. E letto. E pensato. E cambiato.
Stile di vita, atteggiamenti, alimentazione.
Non lo vorrei dire a voce troppo alta, ma in questa nuova "avventura" mi sta seguendo anche DMakaDolceMetà che è sempre stata un'anima contestatrice ed indagatrice in fondo e quindi propensa a cambi repentini di rotta. Lo amo anche per questo.

Se dovessi riassumervi questi giorni di lontananza con delle immagini sarebbero quelle che vedono me davanti ad un libro, una rivista, uno schermo del PC a guardare documentari e leggere articoli, poi a pulir verdure come se non ci fosse un domani e a lessar legumi come se un'asteroide stesse in rotta di collisione con la terra.
Fortunatamente, ci sono anche immagini che mi vedono a chiaccherare con amici, a giocare a "Stella della Senna" con mio figlio, a presenziare a feste di compleanno goderecce, a passeggiare per i prati, a cenare fuori, a ballare con la musicappalla.

Non vi gasate troppo, ci sono anche io che pulisco i pavimenti con la scopa elettrica e sbraito per le impronte di terra in salotto o per gli schizzi d'acqua sullo specchio del bagno.
Tutto nella norma, in fondo.

Non vedo l'ora di condividere con voi quel poco che mi ha fatto tanto riflettere. Sia chiaro: non pretendo di far cambiare nessuno (e non mi interessa), ma magari di dare qualche spunto, tutto qui.
Spero vogliate seguirmi.
E comunque, non so a voi, ma a me siete mancati tanto.
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