lunedì 13 maggio 2013

Cosa augurare alle mamme?

Sembrerò una sorta di stalker 2.0 ma, ancora una volta, lo spunto per questo post me l'ha dato Chiara che ieri, sul suo blog, ha lanciato questa domanda: "cosa auguri ad una mamma?".
Per leggere i suoi dieci auguri, infarciti di ironia e buon senso, vi rimando direttamente al suo post, per sapere il mio augurio comincio con il riportarvi il commento che le ho lasciato:

"Io auguro alle mamme di viversi la maternità come un viaggio. Hai presente quei viaggi lunghi, on the road, impossibili DAVVERO da programmare al centimetro? Quelli che ti mettono alla prova, ti fanno dire più volte “questo non lo faccio, quest’altro manco” e “non ce la faccio”? 
Quelli che, in sostanza, ti prostrano e ti conducono in luoghi sconosciuti, anche bruttissimi, ma che alla fine ti rendono DIVERSA. Probabilmente migliore, ma non sempre? 
Ecco io auguro alle mamme una maternità così, priva di pregiudizi e di prese di posizione, ma anche scevra di eccessive aspettative. 
Auguro ad ogni mamma di scoprirsi diversa ogni giorno perchè credo sia una delle più grandi conquiste che si possa fare".

Credo che ogni donna nel momento in cui diventi madre abbia un'idea in testa di come sarà o, meglio, di come vorrebbe essere. 
Ce l'avevo anche io prima che mi imbattessi in questo mondo dell'IGNOTO.
Volevo essere una madre fighissima: materna ma capace di lasciare il giusto spazio (soprattutto a me, con viaggi esotici e verso capitali europee), attenta ma non ossessiva, misurata ma capace di portare con eleganza tacchi vertiginosi e vestiti attillati (maquannomai), costantemente giovane ma non immatura.
Non sono riuscita ad attendere nessuno di questi propositi.

Mi sono scoperta incredibilmente viziata, egocentrica, infantile, immatura, attaccata al mio vecchio "mondo", al mio rodato (e fighissimo, concedetemelo) stile di vita, alle mie (sane?) abitudini.
Quello che sconcerta non è tanto pensare che la cosa più difficile sia stata resettare gran parte della mia esistenza per accoglierne REALMENTE un'altra, quanto fare i conti con me stessa e con tutti quei pregiudizi, quelle banali prese di posizione a cui non volevo assoggettarmi.
Che ne so, non avrei mai voluto essere una madre in tuta o pronta a rinunciare ai propri impegni per il capriccio del pargolo, non volevo ridurmi a parlare solo di figli e delle loro simpatiche battute, non desideravo concentrarmi solo sulla famiglia, non avrei mai pensato di perdere le vecchie amicizie, ma conciliarle con il mio nuovo stile di vita (& so on).
Non me ne rendevo conto, ma stavo costruendomi da sola un terreno minato.
Perchè il punto è che la maternità rimane, nonostante le frasi da cioccolatino che si possono enunciare, l'esperienza più intima, potente e sconvolgente che si possa fare.
La maternità porta con sè l'imprevedibilità ed è proprio questa la chiave di tutto.

Non si possono mettere rendini a qualcosa che nasce libero e fuori controllo. Quel qualcosa va assecondato (in una certa misura, ovviamente) ed anche se ci conduce laddove non avremmo mai voluto essere, statene certi, ne usciremo diversi da come eravamo prima. 
Questo non vuol dire essere necessariamente migliori, ma più consapevoli che forse, a pensarci bene, un po' migliori ci rende.






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