mercoledì 8 maggio 2013

Prendendola alla lontana

Partendo da molto lontano, in questi giorni stavo pensando che tutto torna.

Chi mi segue sul mio profilo Instagram avrà notato che nell'ultimo periodo non faccio che postare foto di cibo, manco fossi una concorrente di Masterchef.
Il punto è che ho trascorso gli ultimi mesi a documentarmi sul ciclo della grande distribuzione dei prodotti ortofrutticoli e della carne e ne è uscito fuori un quadro agghiacciante.
Così agghiacciante che persino DMakaDolceMetà ha appoggiato il mio tentativo di ridurre drasticamente la carne (diciamo quasi eliminarla del tutto) sostituendola con legumi, tofu, seitan e molto altro e di mangiare in un modo sempre più consapevole.
Per dirla alla Maugeri, diventare un "consumATTORE, non un semplice consumatore".

Ho quindi tutta l'intenzione di condividere con voi gli articoli, i libri, i video e tutto quanto mi ha fatto arrivare a queste conclusioni che, inutile che ve lo dica, sono realtà conosciute a tanti da molto tempo, ma a cui io sono arrivata solo alla soglia dei 35 anni (Omioddiogiàtrentacinque???).

Prima di fare questo però, voglio prenderla alla lontana e raccontarvi quanto segue (che è l'inizio di tutto).

Quando Roma cominciò la sua espansione verso il sud Italia, intraprese una serie di battaglie di conquista e di "mantenimento" dei territori nuovamente annessi che la constrinse ad avere un esercito preparato e soprattutto ben rifornito. Per fare questo, oltre ad annettere nell'esercito dei mercenari (ovvero soldati non propriamente romani che combattevano non per la causa di Roma, ma per i benefici che potevano trarne) e soprattutto dei plebei, nello specifico i contadini o piccoli proprietari terrieri. 
Questi erano chiamati alle armi, costretti a difendere la propria città e a lasciare moglie e figli che, di fatto, non erano in grado di mantenere la coltivazione delle terre. Una volta che i contadini tornavano a casa trovavano la gran parte dei campi lasciati all'incuria, non più fruttiferi e disperati facevano quello che non avrebbero mai pensato di fare: li vendevano, anzi svendevano, ai grandi proprietari terrieri. Latifondisti che si arricchivano alle spalle di una parte della popolazione messa in ginocchio e che su quei campi praticavano la coltivazione intensiva di vigne ed uliveti, ma anche di cereali. 
Per ovviare alla richiesta di mano d'opera di campi così grandi, i latifondisti non impiegavano i contadini da cui avevano preso la terra, ma gli schiavi (provenienti dalle popolazioni sottomesse a Roma) che gli "offrivano" le loro braccia a costo quasi zero. 

I piccoli proprietari terrieri si riversarono così nelle città (fu questo il primo fenomeno di "urbanizzazione" dell'Italia) ma non potendo praticare il mestiere che avevano fatto per anni, finirono a svolgere lavori saltuari, poco pagati,  e ad entrare in giri di criminalità.

Nasceva così il sottoproletariato.
Nasceva così la coltivazione intensiva.
Nasceva così un periodo infelice e burrascoso per Roma, talmente burrascoso che i poveri fratelli Gracchi, tribuni della plebe che tentarono di attuare delle riforme volte al ripristino dei piccoli proprietari terrieri ed alla ridistribuzione dell'ager publicus in mano ai ricchi latifondisti, fecero una brutta fine.

Oggi mi fermo qui, ma cretedemi: è solo l'inizio.

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