giovedì 23 maggio 2013

Da oggi credo nei miracoli

Il titolo del post, stavolta, non è ironico.
Da oggi, anzi da ieri, credo nei miracoli anche io.

Mi sembra di non avervi mai parlato del mio rapporto con la religione. Non l'ho fatto per questioni personali, perchè ritengo la questione davvero intima e non vorrei mai passare per quella che non sono.

Sono  cattolica. Ho ricevuto un'educazione ed un'istruzione di questo tipo, ho persino affrontato quattro esami di teologia all'università (materia bellissima, non so perchè io la rapportavo molto alla filosofia, pur partendo da premesse ed arrivando a conclusioni diversissime) e la religione ha sempre fatto parte della mia vita.
Ora, non immaginatemi come una che va in chiesa tutte le domeniche, che partecipa ad associazioni cattoliche, che fa "proselitismo" e soprattutto, come una che non vede le "storture" di un sistema, la sua poca limpidezza (soprattutto verso certi crimini che non riesco neanche a pronunciare), il suo eccessivo sfarzo e molto altro.
Però sulla mia strada, un po' come è accaduto con professori ed insegnanti, ho incontrato persone fantastiche. Suore più materne di certe madri, parroci amici, aperti e pronti a coinvolgerti, così come preti estremamente dotti e sapienti che mi hanno spinto ad indagare e a pormi sempre più domande.
La religione è sempre stata parte di me e mi ha accompagnato ed accudito in ogni momento; quando gioivo per eventi felici ed inaspettati e quando perdevo persone per me carissime, la cui mancanza continua a dilaniarmi.
Alcuni forse chiamerebbero questo mio rapporto con un qualcosa di "intangibile" come FEDE. Io non riesco a definirmi una donna di fede. Chi ha fede crede e basta, senza se, senza ma. Io, al contrario, sono sempre scettica e, cosa ancora più tosta, non riesco mai ad "abbandonarmi".

Ieri con la scuola eravamo in udienza Papale. Ci abbiamo messo settimane per organizzare la cosa: 9 pullman, 4 classi di materna, 5 di elementari, accompagnatori vari per un totale di 450 persone. Cifre difficilmente immaginabili per noi.
Portavamo con noi bambini di 3 anni ed anche più piccoli, più una persona disabile.
Eravamo convinti di avere un "settore", con tanto di posti a sedere, riservato esclusivamente al nostro istituto.

Anche se vivevo la cosa con molta serenità, non nego che ci fossero alcuni aspetti ad incutermi timore. Provo a riassumerveli.
L'orario di partenza era fissato per le sette di mattina, il che voleva dire svegliare i pargoli per le sei circa. Un'impresa.
Da due giorni avevo a che fare con una fastidiosissima infezione, così fastidiosa da costringermi ad assumere antibiotico (e ho detto tutto).
Una volta arrivati in piazza S. Pietro, sapevamo che non avremmo potuto portare i bambini ai bagni (che sono posti sotto ai colonnati) perchè ci sarebbe stato il rischio di non rientrare. Indi, niente pipì per i nani (e per i grandi), o all'angolo.
IL TEMPO. Le previsioni metereologiche sul mio smartphone davano storms, cioè non pioggia, non rovesci...Acquazzoni scroscianti! Echecazz...
Insomma, quello che si era presentato con un evento gioioso da condividere con le famiglie, si stava trasformando in un'apocalisse.

Ne avevo parlato con la direttrice della scuola, la quale mi aveva detto: "Dobbiamo credere. Ho mezza Italia ed anche gran parte di amici all'estero che stanno pregando per noi, affinchè non piova. Dio è grande e non ci lascerà da soli con i bimbi piccoli, in più il 22 è Santa Rita, la Santa degli impossibili e delle cause perse. Dobbiamo credere".

Le sue parole, soprattutto la sua serenità e la sua convinzione, avevano colto nel segno. Forse davvero per la prima volta nella mia vita mi sono affidata COMPLETAMENTE ed ho lasciato che le cose fossero gestite da chi è più in alto di me. 

Vi racconto brevemente come è andata...
Straordinariamente riesco a svegliare il nano per le 6.10. In mezz'ora siamo lindi, pinti, vestiti e profumati ed alle sette ci troviamo al punto di ritrovo. Sembra ci siamo solo noi e, proprio quando sto per perdere ogni speranza di partire in orario, arriva il resto dei bambini e degli accompagnatori. Tutti insieme, manco si siano messi d'accordo.
Poichè sono rappresentante di classe, tocca al me il compito di fare da caposquadra (c'ho gran culo, lo so). La mia "squadra" è composta dai bambini della classe del nano più gli accompagnatori, per lo più nonni e nonne, dalla nostra suora e da un'altra (per un'età complessiva di 165 anni in due), mentre l'unica persona al di sotto degli 80 che mi è stata affidata è la maestra di ginnastica, incinta di cinque mesi. Capite bene perchè abbia soprannominato la mia squadra "villa Arzilla".
Come se non bastasse, il nostro autista è una sbarbato venticinquenne alla sua prima esperienza di udienza. Quando salgo, mi fa: "dove dobbiamo andare?" io:"in piazza S. Pietro per l'udienza, non lo sapeva?" lui: "no, non mi hanno detto nulla. Qualcuno sa come ci si arriva con il pullman?"... Volevo morì.
Alla fine, grazie al papà di un bambino che gli fa da tom tom umano, riusciamo ad arrivare. Raggruppo tutti, e svolazzando il mio cappellino giallo (che mi accorgo essere posseduto da metà pellegrini in piazza), faccio entrare il gruppo nel primo giro di transenne. 
Qui viene il bello,  perchè non riusciamo a trovare le altre classi. I pullman non sono giunti insieme ed i primi ad arrivare non si sono fermati in un posto per aspettare gli altri e formare il gruppo. Partono così una serie di telefonate: "dove siete? quanti siete? vedete? etc.." che non conducono a nulla di fatto. Scopriamo, con stupore e rabbia, che non abbiamo diritto ad entrare nei settori. I settori con posti a sedere sono stati già tutti presi e quindi dobbiamo rimanere nel primo giro di transenne, ogni classe separata dall'altra, in piedi. Con i bimbi piccoli. E con un nutrito gruppo di persone oltre i settanta. Volevo morì de nuovo.
Il tempo è nuvoloso, ma non piove. Cominciamo a parlare, i bambini si mettono seduti a terra e giocano nell'attesa.
Alcuni genitori decidono di abbandonare il gruppo per cercare un posto con una visuale migliore. Mi lasciano i numeri di cellulare, mentre io rimango con gli altri.
Poi d'improvviso arriva il Papa ed il cielo si schiarisce del tutto. Ogni nuvola sparisce e la temperatura si alza. E' una giornata splendida. Inaspettata, regalata. Tutti noi genitori ci carichiamo l'amata prole (per me 22 kili di puro benessere) sulle spalle. Con le bandierine che hanno confezionato a scuola, lo salutano. Sono felici. Inaspettatamente felici. Consapevolmente felici.

Il caldo piano piano si fa più intenso, la folla comincia ad ammassarsi. Una ragazza davanti a noi, non del nostro gruppo, sviene e la soccorriamo. Uno dei papà se la carica a spalla e la porta al primo punto di soccorso.
Tempo un quarto d'ora ed anche una nostra nonna comincia a non sentirsi bene. Piange e si sente soffocare. L'udienza sarebbe quasi finita, ma siamo tutti d'accordo ad andarcene prima e quindi tocca a me portare il gruppo fuori dalla piazza. 
Mi giro ed è una calca. Una roba mai vista. Penso "non ce la farò mai", poi mi dico "devo provare. E credere". Manco fossi Mosè riesco a separare la folla (tutta in verso contrario al nostro) e ad aprirmi un varco. Nel giro di dieci minuti siamo fuori dalla piazza, sotto il colonnato, all'ombra, tutti interi. Comincio a chiamare le persone che si sono staccate dal gruppo, molte mi dicono che non torneranno con il pullman (e qui tiro un sospiro di sollievo) altre mi chiedono di aspettarle. La possibilità di incontrarci è pari a quella di fare 13 al totip, invece me le ritrovo di fronte. Risventolando il cappellino giallo rientramo nel terminal dove ritrovo miracolosamente l'ultima famiglia mancante. Siamo tutti. Manca il pullman che non ha potuto fermarsi in zona e che ho dovuto richiamare per sincronizzare i tempi. Anche qui, la possibilità di beccarsi ai rulli d'uscita è pari a quella di vincere all'Enalotto, invece appena usciti dai varchi ci troviamo il pullman di fronte. Io e l'autista siamo entrambi increduli. Mi racconta di colleghi che fanno il giro svariate volte prima di incontrare il gruppo...
E' mezzogiorno  e siamo tutti sul pullman in direzione casa. Nessuno si è perso, nessun bambino si è lamentato per la pipì, nessuno di noi è svenuto, io che ero partita come una peracottara con 4 panini, 3 merende, 3 succhi e 2 bottiglie d'acqua, rientro con lo zaino leggero. Siamo i primi ad arrivare. Gli ultimi pullman della scuola lo faranno un'ora dopo. Esattamente quando il cielo inizia a diventare grigio e a piovere. E piovere. E piovere. 

Stamattina ho risvegliato il nano e per scherzo gli ho detto: "dài, dobbiamo andare a scuola. O preferisci andare dal Papa?" e lui: "dal Papa".
Se non sono miracoli questi...

Scherzi a parte, la giornata è stata sfiancante e difficile, ma mi ha insegnato molto.
Mi ha insegnato a lasciarmi andare e a CREDERE, davvero. Mi ha insegnato che affidarsi è più difficile certo, ma è anche la chiave per vedere e vivere la vita in un altro modo, con un altro senso.
Ecco, ieri ho creduto e, poichè è una cosa che non sono mai riuscita a fare, mi permetto di dire che ieri sono stata una Sara migliore.




4 commenti:

  1. Questo post oggi mi ci voleva proprio, sai?
    Sto per affrontare uno dei miei ultimi esami universitari...e sono terrorizzata, davvero. E' matematica, il mio incubo!
    Ieri ho pensato anch'io a Santa Rita. Hai ragione tu: bisogna crederci!

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    Risposte
    1. Assolutamente sì!!! Scherzi??
      Sia chiaro: è una cosa difficilissima, almeno per me... Però se ci riesci, e davvero io, forse per la prima volta, ieri ci sono riuscita è tutta un'altra storia. Ti senti più leggera. In pace. Vincente. Comunque vada.
      In bocca al lupo per l'esame, fammi sapere se puoi!!!
      PS: Se te lo sei perso, ho attivato anche la pagina FB del blog...
      BACI e grazie del mex!

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  2. ... è uno dei primi post che leggo tuo blog...
    credo che dovrò prendermi del tempo per leggerlo tutto!...
    bellissima questa tua esperienza! bisognerebbe credere un po' di più!, anche se a volte è davvero difficile! :)
    grazie per averla condivisa!
    un bacio

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    Risposte
    1. Katia, grazie!
      Benvenuta in quest'isola che è il mio mondo. Difficile, almeno per me, da descrivere ma che mi fa piacere susciti interesse e commenti così belli.
      Un forte abbraccio!

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Non potendoci mettere la tua faccia, mettici almeno la tua firma. Grazie!


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