lunedì 1 luglio 2013

Sarà l'estate

Lo so.
Sono passati giorni, se non settimane, in cui non mi sono fatta viva.
Ma viva lo ero, sia chiaro.
Viva, vegeta e sommersa di ogni: impegni da portare a termine, lavori da concludere, saluti da fare, incontri da mettere a punto, serate da prendersi tutte per sè.

Credevo che il mese di giugno sarebbe stato più tranquillo. Immaginavo che il lavoro sarebbe mano a mano scemato (grave, gravissimo errore!), che mi sarei ripresa i miei spazi e ridefinito i contorni.
Sbagliavo.

Credo di non aver mai vissuto un mese così pieno. Pieno di vita. Che è fatta di fatica e di impegni sì, ma anche di cose bellissime. Di sorprese e di gratitudini.

Venerdì è stato l'ultimo giorno di scuola del nano. L'ultimo giorno di quest'anno scolastico che ci ha visto fare salti mortali, ammalarci sempre sul più bello, sbucciarci ginocchia, litigare e fare pace, correre, saltare, parlare e cantare in inglese (finally!), imparare a colorare dentro ai margini, distinguere proteine e carboidrati. Un anno intenso, un anno in più. 
E mentre salutavo la nostra amata suora, le educatrici, le assistenti e tutte le altre mamme che, volenti o meno, mi hanno accompagnato in quest'altro lungo anno di vita, non ho potuto fare a meno di commuovermi. Per tutta la bellezza che ho potuto cogliere, anche quando eravamo in piedi a San Pietro sotto un sole cocente e dovevo riportare un intero gruppo di nonni e bambini a casa, o quando ero stanchissima e dovevo organizzare i regali e la foto di classe, e ancora quando avrei voluto trovarmi in qualsiasi altro posto del mondo piuttosto che in un pullman gremito di nani urlanti e cantanti "O bambini io so suonare. E che cosa sai suonare?". 
Invece, invece anche qui mi sbagliavo. Perchè essere la rappresentante della classe del nano è stata un'esperienza che, fatica e responsabilità a parte, mi ha reso una persona migliore e mi ha concesso un'occasione rara; quella di conoscere e stare a contatto con altri bambini che mi hanno voluto bene. Bimbi che si sono fidati di me, che hanno permesso che un mio abbraccio valesse, in quel dato momento, più di quello della loro mamma e che un mio "monito" fosse pari a quello della loro insegnante. Bambini che inizieranno la prima elementare e si dispiacciono del non rivedermi ed altri che mi abbracciano e mi tengono per mano come fossi una loro amichetta. 
Ed ecco, come una brava mammaminkia che si rispetti, mentre vi scrivo queste cose ho le lacrime agli occhi. Perchè so, sento che tutto questo è un regalo che Qualcuno più importante di me ha voluto farmi. E non so perchè abbia scelto me, ma gli dico grazie. E glielo dico per molte altre cose capitate in questo lungo mese.

Gli dico grazie per avermi trasformato da studendessa ad amica di alcuni miei professori. Gente tosta, intelligente, viva, onesta che ieri misurava i miei limiti e le mie potenzialità e che oggi mi invita ad eventi belli, in quella stessa cornice che ci ha visti crescere, e mi permette di conoscere anche ragazze speciali (sì, G. dico proprio a te!).

Grazie per avermi restituito il passato ed averlo reso migliore, perchè niente o nessuno si sarebbe mai potuto immaginare che sarei andata ad un concerto di un cantante che non ho mai particolarmente amato con alcune mie compagne del liceo. Compagne "odiate" sui banchi di scuola ed amate da adulte che ho voluto seguire in quest'avventura per farmi dire un'altra volta che sì, sbagliavo. Sbagliavo perchè quel tizio davanti al microfono è davvero un tipo figo e generoso, pieno di energia e voglia di dare. E noi tre lì, abbracciate ed urlanti, eravamo (e siamo) un vero spettacolo.

Grazie per avermi fatto incontrare un'insegnante di Pilates tanto sadica in sala quanto amabile fuori, tra aperitivi, allegre gite al supermercato e passeggiate sul bordo fiume.

Ed insomma, sarà l'estate (o ciò che si preannuncia), sarà che comincio poco a poco ad abbandonarmi alla vita, ma mai come ora ho voglia di prendere tutto ciò che questa esistenza ha da offrirmi e se potessi dire alla Sara di qualche tempo fa, quella che si disperava perchè tutto sembrava portarla in una direzione ostinata e contraria rispetto a quella che avrebbe voluto prendere, la afferrerei per un braccio e le direi: "ce la farai, riprenderai tutto, tornerai a fare ogni cosa. E sarà ancora meglio".

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