lunedì 8 luglio 2013

A-MUSE-Me

Sono giorni pieni, sono giorni belli e, non lo vorrei dire a voce troppo alta, sono giorni felici.
Ho concluso il lavoro ed ho iniziato questo nuovo mese con un bell'abbonamento in piscina per me e per il nano, gentilmente offerto da DMakaDolceMetà.
Così, tutte le mattine, preparo borsoni pieni di ogni e mi dirigo al circolo (che detto così fa tanto figo, ma è solo una piscina di un centro sportivo). 
Magari vi immaginerete me spaparanzata sul lettino a prendere il sole: mancopegnente.
Ho il nano attaccato alla vita meglio di una ciambella. Sa nuotare senza braccioli (nessuno stile, obviously) ma la cosa più forte è che adora tuffarsi. Lo fa dai plinti, dal bordo piscina, tra un po' direttamente dal lettino. Ed io non sto a dirvi l'ansia che mi sale ogni volta che lo vedo scendere senza braccioli tra i flutti. Non vi sto a dire come lo controlli. Se poi aggiungete che ogni due per tre c'è la doccia da fare, la crema da spalmare, il lettino per farlo asciugare, le ciabatte da indossare, capirete perchè io sia particolarmente provata. E cotta. Specie sulla schiena.

Cooooomunque, non posso certo lamentarmi anche perchè sabato sera ho concluso la settimana con un concerto da urlo, quello dei MUSE.
Ora, io non sono (anzi, non ero) una vera fan di questo gruppo. Conoscevo qualche canzone, ma il vero appassionato è lui, DM. Lui che ha comprato i biglietti nei migliori posti e mi ha voluto, anzi CI ha voluto regalare questo spettacolo.

L'Olimpico di Roma era gremitissimo e caldo, anche grazie alle fiammate che provenivano da sei ciminiere poste sopra al palco. 
Appena sono entrata mi sono resa conto che sarebbe stato qualcosa di diverso.
Ed è stato tutto perfetto, semplicemente perfetto. 
Il suono che arrivava nitido, la scenografia curata nei minimi dettagli, la teatralità ricercata in certi pezzi e gli effetti speciali (come un enorme pallone aerostatico a forma di lampadina da cui ha preso vita un'acrobata danzante sul pubblico). Eppure niente di tutto questo è stato in grado di distogliere dall'indubbia bravura della band. 
Il frontman Bellamy è uno di quei rari casi in cui vedi un tipo che, se fossi a cena da qualcuno e te lo presentassero, ti sembrerebbe "normale", a tratti anche insulso. Bassino, magrolino, bianchiccio e con la faccia da topetto. Poi sale sul palco e ti appare HUGE e potente. Sembra nato con la chitarra attaccata alla mano, la destreggia con una familiarità rarissima e sì, è figo. Molto figo.
Per non parlarvi poi del bassista e del batterista. Per quest'ultimo ho temuto che ci abbandonasse nel bel mezzo di qualche sua performance. Non so, peserà tipo 50 kili ma spigne, santo cielo se spigne.
Sono state più di due ore intese, belle, vive. 
Due ore in cui ho capito che ci deve essere qualcosa in questa cavolo di grande isola se è in grado di sfornare tanti talenti.
Sì, talenti. Perchè di questo si tratta.
Di amare una cosa, farla bene, anzi così bene da riuscire a riempire prima i palasport e poi interi stadi di gente che esce dallo spettacolo grata per ciò che ha visto.
Sì certo, contano molte altre cose in questo senso: ci sono le conoscenze giuste, gli agganci, la fortuna. 
Eppure mentre uscivo dagli spalti svuotata di ogni forza, ma piena di adrenalina, mi sono venute in mente le parole di Seneca che dicono:  

La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione.

Per i MUSE deve essere proprio andata così.

PS: Per la cronaca, la serata si è conclusa davanti ad un bel panino con salsiccia. Perchè va bene "nutrirsi di musica", ma lo stomaco ha ragioni che il cuore non conosce.



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