martedì 23 aprile 2013

Ma come lo usi 'sto faccialibro?

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere "peripezie di una giovane donna inchiodata al letto che tenta di fare vita social".
Vi avevo detto che mancava un ultimo tassello, l'ultima tessera per completare quel puzzle di considerazioni vitali e fondamentali che ho fatto mentre ero ammalata.
L'oggetto di tante peregrinazioni mentali è stato lui: lo smartphone. O meglio, i social networks che mi hanno tenuto compagnia in quei miseri giorni.

Prima di tutto devo fare coming out ed ammettere che io lo smartphone lo odiavo. PRIMA. Prima di averlo tra le mie mani, capirci qualcosa e scoprire che posso sincronizzare tutto, manco fossi un'abile nuotatrice sott'acqua, e portarmi dietro la mia vita, i miei ricordi, le mie foto, la mia musica. Insomma, è il mio nuovo guscio di lumaca. 
Devo poi anche confessarvi di essere particolarmente attiva sulla mia pagina personale di Feisbuk. 
Lo aprii nel lontano 2007 quando ancora pochi lo conoscevano, non a caso me lo suggerì un amico che lavorava per un'azienda colosso delle mailing lists e web marketing, e lo guardai scettica. Nel giro di un anno e mezzo avevo ritrovato amici di vecchia e nuova data, ex colleghi a cui ero rimasta affezionata, vecchie compagnie delle mie ridenti estati pre e post adolescenziali, pezzi di famiglia vicini nel cuore ma lontani 24 ore di continenti ed Oceani. In mezzo a tutto questo c'era anche gente che avevo detestato per anni e che si riaffacciava tranquilla nella mia vita inserendomi nelle sue lists, parentame che non c'eravamo mai filati di pezza (e ci sarà stato un perchè), perfetti sconosciuti che, solo perchè vedevano amici in comune, si arrogavano il diritto di esserlo a loro volta, giusto così "per allargare la cerchia" (roba che se si potessero allargare anche i cervelli con un click, saremmo tutti più felici).

Insomma, FB già dal suo esordio mi aveva manifestato tutte le sue potenzialità e le sue carenze che, by the way, non sono date tanto dal mezzo (anche se questi continui cambi di interfaccia mi fanno imprecare in sanscrito), ma dall'uso che se ne fa.
Nei giorni in cui ero ammalata sono rimasta stupita dal numero di amici (o presunti tali) che postano quotes o frasi di altri (e fin qui), ma anche foto assurde.
Cioè, io una cosa mi chiedo: ma che diavolo di senso ha postare la foto di una bambina gravemente ammalata, e scriverci "metti anche tu un LIKE se pensi sia una creatura meravigliosa" oppure condividere la foto di un essere immondo che tortura gli animali e dire "diffondi, così questo bastardo la pagherà" salvo il fatto che la foto sia stata scattata presumibilmente in un altro continente ed il tipo non sia neanche così riconoscibile?
Senza contare tutte le vignette a sfondo machista che rimbalzano sulla mia bacheca.

Ecco, quando vedo certe cose rimango basita. 
Perchè sono convinta che la maggior parte delle persone non sia deficiente (in fondo sono una grande ottimista, che volete farci), ma semplicemente attratta dalla smania di condividere, linkare, dare like un po' così, ad minchiam.
Ovviamente in questa trappola ci sono caduta anche io all'inizio ma, capito il meccanismo, mi è facile oggi filtrare e prendere il molto di buono che facebook ha da offrirmi.

Proprio stamattina mi capitava tra le mani una citazione niente male (non ricordo dove l'ho presa, quindi se qualcuno la riconosce come propria si faccia avanti), questa:


Un inno al vivere la vita un po' al contrario, senza regole precise, cogliendo tutte le occasioni.
Mi ha colpito molto quell'imperativo BE RANDOM.

Ecco io credo che tutti noi dovremmo essere più RANDOM, ma molto meno MINCHIAM.

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