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mercoledì 23 marzo 2016

Un filo


" E di cosa è fatto, questo filo?"
" Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, E differenze."
A. De Carlo


martedì 29 settembre 2015

Di notte



Di notte si è soliti dormire.
Io ho sempre dormito molto. PRIMA.
Prima che mio figlio adorato si svegliasse verso le due chiedendomi di raggiungerlo nel letto;
Prima che le deliziose pappardelle al sugo di cinghiale della Sora Margherita mi si piazzassero sullo stomaco (sì, quando sgarro con il mio trend simil-salutistico lo faccio alla grande).
Che fai quindi alle due di mattina, quando tuo marito dorme e tutta la casa tace?
Semplice: accendi il tuo cellulare, lo attivi in silenzioso e ti guardi su IG tutte le ultime foto di una tua amica bellissima che sta in un posto bellissimo (e sì, certo che me lo sono chiesta. Sicuramente, notando i miei like in un'ora tanto inconsueta, avrà pensato: ma questa non c'ha un cazzo da fare? E infatti sì, non c'evevo proprio un cazzo da fare, ma tant'è che mi sono almeno rifatta gli occhi).
Comunque, non so voi, ma io dopo un po' che sto sveglia al buio ed in silenzio, entro in una sorta di trip dove pensieri delle più strampalate forme si rincorrono per fondersi in bizzarri connubi. 
Sono così giunta a ragionare sul perchè scrivessi questo blog.
Non l'ho mai concepito come uno "strumento" di ispirazione, non ho mai pensato potesse avere centinaia/migliaia di seguaci (e ce sarà pure un perchè), non posso neanche considerarlo un "diario" perchè non solo non ho mai tenuto diari, ma credo che quando le cose si rendono pubbliche il termine diario gli vada un po' stretto.
Ho quindi concluso che tutto questo è probabilmente solo uno sfiatatoio del mio, seppur inconscio, egocentrismo. 
Con buona pace mia e soprattutto vostra.

Quello però che so con certezza è che devo tornare a mangiare leggero. 



mercoledì 7 gennaio 2015

Auguri e condoglianze


"La conquista della propria identità non è una faccenda da adolescenti: ci si dà fiducia solo se si è passati attraverso molte prove, si ha costruito e distrutto, lavorato, faticato, si è stati esaltati e delusi, si ha vinto e si ha perso.

Serve una vita per diventare se stessi, anno dopo anno."

Leggevo proprio l'altro giorno questo articolo di Daria Bignardi su Vanity Fair e non ho potuto fare a meno di pensare che fosse tutto così giusto, così vero da rasentare la perfezione in terra.

Negli ultimi anni, tutte le volte che mi si chiedeva cosa desiderassi per l'anno a venire oltre alla salute, l'amore e la serenità per me ed i miei cari, pronunciavo le parole consapevolezza ed autenticità.

Consapevolezza nel sapersi conoscere, in tutti i limiti ed in tutte le capacità di superarli ed autenticità verso se stessi, andando oltre il concetto di onestà che sicuramente l'essere autentici presuppone.

Quello con cui non avevo fatto i conti è il soffrire. E' quell'incapacità costante che molti di noi possediamo di fidarci davvero di noi stessi solo dopo prove dolorose, soprattutto costellate da perdite importanti.

Via here


In queste vacanze di Natale la sofferenza mi ha trafitto come una lama.
Ho perso, a distanza di pochi giorni, due persone importantissime nella mia vita ed oggi mi ritrovo a fare i conti con questo dolore che pensavo di non possedere e che invece ho evidentemente cullato, protetto e cresciuto nei caldi pertugi del mio ventre.

Mi sento fuori terra, fuori contesto, fuori fase, fuori tutto. 
Eppure ogni cosa va avanti. Niente si ferma, nessuno ti concede davvero quel respiro di cui avresti bisogno, soprattutto nessuno davvero ti insegna a respirarla quell'aria, a riconoscertici dentro,  a muovertici anche se ti senti legato ed imbavagliato.

Ed allora ho capito, ho davvero CAPITO che la vita è proprio questa. 
Nulla di facile, nulla di regalato, nulla di garantito, a volte neanche nulla di guadagnato. E' tutto difficile invece, tutto sofferto, tutto pieno di fatica, di fallimenti.

Eppure, questa vita la amiamo. 
Io la vita la amo. Nonostante tutto e grazie a tutto.

Non ho pronostici, wish list, grandi desideri da affidare alle stelle quest'anno.
Vorrei semplicemente bastarmi.

Sarebbe un anno bellissimo.













mercoledì 17 dicembre 2014

A Parigi con i bambini - A conventional trip III parte


Parigi per me è  sempre stata la patria della Regina Maria Antonietta, della Reggia  con le stanze piene di broccati, specchi  a non finire, grandi lampadari e fregi d'oro come se piovesse;
E' stato quel luogo magico dove Lady Oscar si innamora di Andrè;
E' sempre stato quel posto dove i giardini sono splendidi ed i prati verdissimi, dove un ardente Danton ha dato inizio, tra sangue e teste mozzate, alla Rivoluzione, dove i cuori scalpitano e "le spade sono stridenti ed i cavalli al galoppo" (sò cretina lo so).

Dopo questo viaggio, Parigi per me è anche altro.
E' l'imparare a scoprire la bellezza che si svela anche dopo lunghe giornate di pioggia, quando vedi due ragazzi tenersi stretti sotto un improbabile ombrello e quando ti accorgi di quelle sedie verdi vicine, forse lasciate da due persone che non si sono volute perdere nemmeno un secondo insieme di fronte a tanto splendore. 





Parigi è stata il camminare per ore con delle scarpe ed un vestiario del tutto inappropriati alle temperature e degli ombrelli troppo piccoli per ripararci. 
E' stato arrivare al Louvre e dover spogliare il nano, completamente fradicio,  rivestirlo con t shirt e shorts acquistati nel souvenir shop, visitare il museo come se nulla fosse salvo ritrovarsi, alla fine del giro, come una vagabonda accampata nel parco con i vestiti ad asciugare (vedere per credere).



E piano piano che la scoprivo, questa città diveniva per me qualcosa di diverso.
Parigi è diventata le fermate della metropolitane più fighe che abbia mai visto, sì anche rispetto a quelle di Londra (e ho detto tutto);



 I ponti "osannati", pieni di storia e navigati ogni tre per due con tanto di spiaggia artificiale sui margini (inutile che vi dica tutte le volte che mi sono chiesta: ma perchè a Roma no?)



Le fontane ad ogni angolo con barchette colorate e bimbi così belli che sembravano usciti da una rivista;




Il girovagare in uno dei cimiteri più decantati, spacciandolo a tuo figlio come "la città degli zombie", e beccare una pioggia così battente da costringerti a trovare rifugio in una cripta abbandonata che manco i necrofili;




La miriade di gente che abbiamo trovato in ogni parte della città specie- come era prevedibile- nei luoghi di interesse turistico;




L'andare a cercare il famoso "mulino rosso" ed accorgerti che si trova in un quartiere che, forse perchè giorno, non ha proprio nulla di bello, anzi;


Il portare tuo figlio in un posto dove saresti sempre voluta andare anche tu e, nonostante il biglietto proibitivo, le lunghe file che ti impediscono di accedere alleattrazioni più appetitose, la pioggia che -anche qui- non ti molla un secondo, ti diverti e sai che quello che hai davanti, senza contare il freddo, la gente in impermeabile e le strade scivolose, è davvero uno spettacolo;



Parigi mi ha insegnato molto.
Non è stato un colpo di fulmine, non è un grande amore il nostro, ma devo dire che voglio bene a questa città.
E mi dispiace se forse da questa sorta di "reportage" vi aspettavate una sfilza di link a posti segreti e fighissimi, ma non è quello che la Ville Lumiere è stata per noi.
Per noi è stata l'occasione, ancora una volta, di testarci e di ritrovarci che forse, alla fine della fiera, è il massimo che si possa chiedere ad un viaggio in famiglia.


Non so se e quando tornerò qui, tra mansarde e cumignoli, ma so che se sapremo andare avanti lo sapremo fare anche grazie a quest'esperienza.

Merci, Paris.









mercoledì 10 dicembre 2014

Birthday "girl"

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Oggi è il mio compleanno.
Trentasei tondi tondi.

E' un compleanno "difficile", questo. Non per l'età in sè, ma per tutte le consapevolezze che ne derivano.
Ve l'ho detto che non è un periodo semplice, ma vorrei che da questo giorno a venire tutto diventasse più gestibile e meno faticoso.

Soprattutto, vorrei che in mezzo a quelle consapevolezze se ne radicasse una in particolare, quella che mi dica sempre che

ho tutto, nonostante mi manchi sempre qualcosa
e mi manchi sempre qualcosa, nonostante io, in fondo, abbia tutto.

Happy birthday to me!

 







mercoledì 3 dicembre 2014

December news


Via here

E' arrivato il mese che ho sempre amato.
Quello in cui si festeggia il mio compleanno ed in cui si è in trepidante attesa del Natale.
Tutti ci sentiamo più buoni, o almeno facciamo finta, tutti ci prepariamo al bailamme di cibo e parenti che ci attenderanno nei prossimi giorni.

Quest'anno per me è tutto più difficile. In casa conviviamo con un dolore forte e costante, personalmente poi convivo anche da più di un mese con uno streptococco che, nonostante cicli di antibiotico, non mi vuole abbandonare, ma questa è un'altra storia.
La verità è che sono stanca. Il 2014 è stato un anno durissimo, difficile anzi cattivo. Di quella cattiveria sciocca, insensata ed accanita. 
Non mi vergogno di dirvi che ne esco con le ossa rotte, anche il cuore è un po' più a pezzi, ma ne esco anche con la voglia e la convinzione che dietro ad ogni dolore ci sia sempre qualcosa di importante, di vitale da imparare. Spero di sapervi dire presto cosa sia.


Nel frattempo domenica notte mi sono dedicata, con una furia che solo le mamme possono avere, a realizzare il nostro consueto calendario dell'Avvento. Come sempre, Pinterest mi è venuto in soccorso ed ho scovato su questo sito quello che faceva al caso mio. Vedere la sorpresa di mio figlio, con quanta innocenza e purezza si abbandoni alla magia, mi ha commosso. 



Tra pochi giorni sarà anche il mio compleanno e mi sono attrezzata recapitando ai diretti interessati una wish list a metà tra una intellettualoide ed una casalinga disperata. In ordine sparso essa comprende:
Ovviamente anche indumenti, generi di prima necessità (preferibilmente bio) e prodotti di bellezza nonchè soluzioni perenni contro la ricrescita pilifera, napalm escluso, sono ben accetti.

Ok, ho osato troppo, ma in fondo chiedere e sognare non costa nulla.

Nei prossimi giorni mi aspettano il Presepe della scuola, l'allestimento della casa per Natale, la recita del nano e l'acquisto dei regali. 

Non so voi, ma a me sta venendo il dubbio che Dicembre sia il mio mese preferito...



venerdì 21 novembre 2014

A Parigi con i bambini - A conventional trip II parte






Come vi avevo accennato nel mio primo post, il nostro viaggio a Parigi è proseguito sotto pioggia e cielo plumbeo costanti.



Lo ammetto, forse è per questo che non l'ho tanto amata questa città. Perchè quando togli luce alle cose, gli togli la bellezza, quella solo in superficie certo, che serve però a provare quell'istante di abbandono, quella voglia di perdersi nelle pieghe e nei tratti di ciò che ci appare di fronte. 

Comunque, grazie al nostro Museum Pass, abbiamo trascorso giornate felici a riempirci gli occhi di meraviglia. Musèe D'Orsay, Museo de L'Armata e Tomba di Napoleone, Louvre, Centre Pompidou... Non ne abbiamo saltato uno. 
Non è stata una passeggiata; le ore fuori casa erano tante e non ci siamo seduti per molto tempo ma la fatica è stata ampiamente ripagata dall'emozione nel vederlo estasiato davanti alle meraviglie della vita.






Dal passeggiare, mano per mano, in uno dei corridoi più belli del mondo e provare a rispondere alle sue millemila domande.


Dal farsi contagiare da salti e capriole nonostante il parco giochi de la Villette, uno dei più belli della città con tanto di scivoli a forma di drago e giostre bellissime, fosse chiuso per lavori. Per vostra info, vi dico che abbiamo rimediato con una visita al sottomarino dietro alla Geode. Il biglietto, di pochi euro, è extra ma è davvero suggestivo vedere con i propri occhi come si viveva nella profondità dei mari.



Dal saperlo finalmente felice e vederlo bambino mentre, nell'area giochi del Jardin du Luxembourg, si lanciava nell'aria facendo la linguaccia alla sua solita paura.



Parigi è stato tutto questo. E qualcosa di più.
Ve lo racconterò nella terza ed ultima parte dedicata a questa città.
Stay tuned. 

lunedì 10 novembre 2014

Serate revival; ovvero come passare una tranquilla domenica in famiglia




Se mi seguite su Istagram (e se non lo avete ancora fatto, magari dategli una sbirciata), avrete notato che sono un po' di settimane che pubblico foto delle nostre domeniche dal sapore #anniottanta.

Il fatto è che sia io sia marito siamo estremamente nostalgici ed attaccati a tutto ciò che ha galvanizzato la nostra infanzia,  a cominciare da alcune pellicole che, non a caso, sono oggi considerate dei cult.
Dato che siamo convinti che "chi ben cominci sia a metà dell'opera", siamo stati concordi nell'iniziare il nano a tale ottantezza-contentezza fin da subito, propinandogli i nostri cavalli di battaglia.
In ordine sparso essi comprendono:

- I Goonies
- Tutta la saga di Indiana Jones
- The Ghostbusters
- Tutta la saga di Karate Kid
- Tutta la saga di Ritorno al futuro
- Piramide di Paura
- La storia fantastica
- La storia infinita
- Gremlins
- ET
- Chi ha incastrato Roger Rabbit
Ovviamente, se avete altre pellicole da suggerire sono più che ben accette.

La serata prevede, oltre ad uno dei film sopra citati, una gran rilassatezza, ciò vuol dire niente mamma dietro ai fornelli (eddaje!).
Il menù è di solito così composto: una pizza tonda da asporto che dividiamo in tre (minimo costo, massima resa), pop corn realizzati da me medesima con l'apposita macchinetta che li cuoce a vapore, patatine al forno, frutta a volontà (in questo periodo soprattutto uva, cachi e mandarini), acqua ed eventualmente altre bevande.

Non si apparecchia ma sul tavolo del salone (noi abbiamo un'unica sala che comprende zona divano e sala da pranzo) si porta un vassoio con piatti, bicchieri e tovaglioli. Si mette la pizza già tagliata a fette al centro e tutto il resto in ciotole e teglie. Ci si serve da soli e da soli si risistemano i piatti dopo aver mangiato.

Ai miei due ometti queste serate casalinghe stanno piacendo molto ed anche a me devo dire. Si risparmia da un punto di vista economico, ma non nel divertimento e nella gioia di stare insieme.

Il tutto finisce rigorosamente con una bella tazza di tisana calda, di solito al finocchio bio (che suona tanto vecchio, ma che ce volete fà pure noi cominciamo ad avè 'na certa).

E voi, come trascorrete le vostre serate in casa? Mi farebbe piacere sentire quali sono le vostre "tradizioni" ed i vostri "trucchi".




giovedì 2 ottobre 2014

Ai nonni

Oggi è la festa dei nonni.
Chi, come me, è stato così fortunato da averli vicino per molto tempo sa che sono una grande ricchezza; un dono.

Sono le coccole che ti fanno sentire unica;
i vizi che i genitori, loro malgrado, non possono ne' vogliono darti;
i racconti di vita che diventano storie bellissime che staresti ad ascoltare per ore;
le foto in bianco e nero di un'Italia che fu, un Paese che oggi ti sembra lontanissimo;
i bottoni custoditi nella scatola di latta dei biscotti, perchè "tutto può essere utile";
le pastiglie all'eucalipto gelosamente conservate nel ripiano più in alto dell'armadio, altrimenti ci arrivi e sono guai;
i pomodori nel passaverdura per togliere la buccia  poi trasformati in uno dei sughi più buoni della tua vita;
gli asciugamani e le lenzuola ricamate a mano, tutti ancora in ottimo stato.

E per me saranno sempre quella corsa folle verso mia nonna alla stazione di Bergamo quando avevo solo cinque anni
ed il suo abbraccio, uno degli ultimi, in uno dei giorni più importanti della mia vita.



Ho la fortuna di avere ancora due nonni. Una coppia gajardissima e molto innamorata. Proprio queste ultime settimane sono state molto difficili per loro. E per noi.
A loro, ai miei nonni che non ci sono più ed ai miei genitori, meravigliosi nonni sprint di nuova generazione, dico grazie. Per tutto l'amore che mi hanno dato e per quello che mi hanno reso.

Auguri, nonni!




martedì 23 settembre 2014

Il regalo più bello

Avrei molte cose, e ben più importanti (forse), da dirvi ma vi scrivo giusto due righe su questa riflessione che facevo stamattina dopo aver: rifatto i letti, lavato vestito e colazionato il nano preparandolo per la scuola, spazzato e lavato pavimenti, essermi lavata e vestita, aver steso e ritirato le due lavatrici della serata/nottata di ieri, avviato la lavastoviglie, messo a cuocere le zucchine per stasera (che poi non ho tempo) e risposto ad una manciata di Email e messaggi. Il tutto, manco a dirlo, entro le 9.30.

La riflessione scaturisce dall'aver letto che per il suo compleanno, Belen abbia ricevuto un regalone dal marito Stefano De Martino.

Incuriosita, sono andata a leggere di quale regalo si trattasse.
Una Birkin di Hermes.

Ora, con tutto il rispetto per le modaiole in ascolto e provando estremo rispetto verso una IT bag coi controcojoni (e perdonate il torpiloquio), ho cominciato a pensare a quale sarebbe stato per me il regalo più bello da ricevere.

Ci ho pensato, e pensato e ripensato e pensato ancora
e ancora
e ancora.

E niente, la cosa che mi è instantaneamente e ripetutamente venuta alla mente é:

una casa autopulente con armadi autosistemanti e vestiti autolavanti.

Chiamatemi scema. 

venerdì 12 settembre 2014

L'emozione

Forse vi farà piacere sapere come è andata ieri.
Direi BENONE!

Ci siamo svegliati presto ed armati di tutto punto con grembiule e super zaino ci siamo recati a scuola dove ad attenderci c'erano tutti i compagni di classe.
Baci, abbracci e dopo l'appello di rito si è saliti nelle aule. 

E qui c'è stato questo momento, per me molto emozionante, in cui un alunno di quinta elementare ha preso per mano uno di prima ed insieme sono saliti nel corridoio mentre tutti gli studenti delle altre classi, in piedi, battevano le mani.

Può sembrare eccessivo, patetico, ma in quel momento il cuore mi è battuto forte e gli occhi si sono fatti lucidi al pensiero che quell'ometto alto poco più di un metro, tra quelle mani che battevano, ha fatto il suo ingresso nel mondo dei grandi. 
Lo vedevo di spalle, piccolo piccolo con quello zaino enorme (rigorosamente di Hulk, perchè noi quando ci arrabbiamo siamo terribili) dirigersi verso la sua nuova classe, la sua nuova "vita".

E' diventato grande, ragazzi.

Al mio ritorno ho trovato una sorpresa bellissima, questa qua:



Credetemi, è stato molto più bravo di me!
Speriamo duri!

Ma voi, ve lo ricordate il vostro primo giorno di scuola? Mi farebbe piacere leggere i vostri ricordi.


mercoledì 10 settembre 2014

Prime volte

Io me le ricordo ancora.
Ricordo quell'agitazione mista a paura ed emozione e quel sentirsi grandi pur sapendo di essere in realtà ancora piccoli;
Ricordo la finta tranquillità di mia madre che, non appena nell'androne fu pronunciato il mio cognome, mi lasciò la mano e mi indicò la strada. Mi sentivo spaesata ma, vedendo lei così sicura, mi feci forza. E' stato il primo gesto di un amore adulto che mi avrebbe spinto all'autonomia;
Ricordo l'odore dei corridoi che mi sembravano lunghissimi ed eccessivamente lucidi, tanto che ho sempre evitato di correrci non tanto per le punizioni promesse, quanto per paura di farmi male;
Ricordo la gioia di aver scritto, poche ore dopo aver varcato la soglia della classe, quelle lettere che avrebbero composto la prima frase della mia vita: "le nostre cartelle sono nuove".
Nuova come ero io al mondo, nuova come mi sarei scoperta.


Domani tocca a te.
E' tutto pronto: grembiule, zaino, quaderno, astuccio, penne e matite con il tuo nome su un'etichetta.
Per l'occasione stanotte passerà anche il topino perchè hai perso il tuo primo dente.


Anche tu sei pronto. Ti vedo emozionato, felice, orgoglioso. Quasi non ti sembra vero che potrai fare le cose "come i grandi".

Quella a non essere pronta forse sono io.
Io che, ad ogni passo in avanti che fai, penso di perdere un po' di noi. 
Poi fortunatamente rifletto sul fatto che, bene o male, con strilli, pianti, coccole, baci ed abbracci, fin qui ci siamo arrivati insieme.
Grazie a te. Grazie a me.

Ed allora, piccolo mio, c'è solo da andare avanti.
A testa alta, cuore gonfio, occhi sinceri. Quelli che hai sempre avuto e sempre avrai.

Stanotte già so che dormirò poco e domani ti porterò a scuola come una gattara, ma questa è la tua prima volta.
La mia prima volta.
E ci siamo arrivati insieme.


giovedì 4 settembre 2014

Settembre: l'ecatombe di un rientro.




Quando vi ho salutato, circa un mese fa, ho scritto testualmente: "ci si rivede a Settembre. Se spera!".
Ecco, in quel "se spera" c'era in nuce tutta la sfiga che mi ero auto-predetta.

Ve l'anticipo: la vacanza, grazie al Cielo, è andata benone ed ho tutta l'intenzione (quindi siete avvisati ed avete tutto il tempo di fuggire) di dedicare un paio di post e qualcosa di più al nostro viaggio estivo che ha toccato prima Parigi e poi Creta.
La vacanza è andata bene dicevo, ma è stato il rientro ad essere orribile.

Sì ok, eravamo spaparanzati al sole con temperature medie tra i 32 ed i 35 gradi, un mare meraviglioso, cibo squisito ed amici fantastici quindi, vojo dì, se avessimo potuto, ovvio che saremmo tornati corcà ma il dovere ci ha richiamato quindi...

L'ecatombe è iniziata qualche ora prima di partire quando, quello alto un metro e poco più, ha cominciato a lamentarsi con il mal d'orecchio. 
Ora, bisognerebbe fare un flashback ed andare a ritroso di qualche giorno per vedere lui, in slippino tattico, fare tuffi e nuotate in piscina per tipo 5/6 ore di seguito (ve lo giuro: 5/6 ore di seguito) e me, in bikini, ciabatte e capelli da pazza, continuare a ripetergli: "esci? Ti asciughi un secondo? Per favore, non mettere sempre la testa sott'acqua. Per favore, ti fa male stare tutto questo tempo nell'acqua". Ovviamente nun me s'è filata de pezza.

Non appena è comiciato il lamento è partita quindi anche la mia ramanzina: "te l'avevo detto! Non mi dai mai retta!" & so on.
Il risultato è che siamo atterrati nella Capitale alle prime ore del mattino con il pargolo assonnato, dolorante e febbricitante, valigie stracariche di vestiti ed asciugamani da lavare e "quel non so che" che a fatica non definirei "un sano rodimento de culo" (e scusate il francesismo).
Ma questo, badate bene, era solo l'inizio.

Non appena varchiamo la soglia del pianerottolo sentiamo un olezzo incredibile, un puzzo che neanche nelle fogne di Calcutta: un misto di pesce marcio, varecchina e non so cos'altro. Sulle prime pensiamo provenga dalla cucina della dirimpettaia, aka mìzia, che di solito è un'ottima cuoca ma che ogni tanto tra aglio, cipolla, mostarda, senape ed intrugli vari emana effluvi che manco nelle cucine di Jaipur...
Apriamo la porta di casa e SORPRESA! Il fetore viene proprio da qui!
Cioè da casa mia, quella stessa casa che ho pulito a fondo, rassettato, profumato prima di partire per ritrovarla, povera donnetta ignara, tutta sistemata al mio rientro.

Per farvela breve, il puzzo proveniva da una grossa zucca ornamentale che ha pensato bene di scoppiare e marcire proprio durante la nostra assenza, con porta e finestra sigillate.
Morale: ho trascorso l'intera nottata a pulire per poi addormentarmi e risvegliarmi qualche ora dopo dai pianti di mio figlio.
Ovviamente, era domenica. Pediatra irragiungibile ed io mi sono ritrovata: a somministrare antidolorifici, coccole ed imprecazioni (quelle però lontane da orecchie minorenni) e, soprattutto, con in mano un biglietto del treno per il giorno dopo che, beata incosciente, avevo prenotato un mese prima pensando di raggiungere i nonni al mare.

Lunedì ho quindi annullato il viaggio, avvisato i nonni e portato la prole dalla pediatra che ha prescritto una settimana di antibiotico  per otite e faringite.
Iniziamo la cura e boom, si ammala anche marito.
La notte quindi mi sono trasformata in una sorta di infermiera/zombie che si aggirava in stanze malaticcie tra lenzuola e corpi sudati... Che
culo!

Dopo circa cinque giorni così, rientrati i vecchi, ho preso mia madre e mi sono concessa un premio: la mostra di Frida Kahlo che era al suo penultimo giorno. Pensavo non ci fosse nessuno, c'era il mondo ma vabbè. Abbiamo gradito.

Ora sono qui, alla base. 
L'ometto è ancora sotto cura perchè, dopo una settimana di medicine, la situazione era addirittura peggiorata, quindi cortisone e nuovo ciclo di antibiotico (evviva!); marito è tornato al lavoro e quindi è rientrato perfettamente nei panni di un operaio in miniera; 
i nonni sono a casa con relativa dipendenza del nano che non li molla un attimo;
ed io... Eh, io ho tremila cose da fare, sistemare, eliminare, iniziare, progettare, perseguire...


Però forse qualcosa di bello ancora ci scappa.
Non vi dico ancora nulla, nunsiamai che me la tiri da sola.

Comunque, sono qui. 
Ed avete tutto il diritto di darvela a gambe prima che sia troppo tardi.

Scherzo, eh!








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