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lunedì 17 novembre 2014

Matrimonio? Ma anche no! A meno che...

Ho scelto un titolo volutamente provocatorio per questo post.
Potrei star qui a farvi credere che io abbia seriamente cambiato idea sulla mia scelta di poco più di quattro anni fa ma no, per ora nessun ripensamento.
Quello però che non ripeterei è l'organizzazione di tutto il mio matrimonio.

Correva l'anno 2009 ed io che già convivevo, avevo un bimbo piccolo ed affrontavo giornalmente bel altre prove, mi trovai di fronte alla "messa in opera" di quello che molti definiscono "il più bel giorno della tua vita" senza sapere ciò che ci sia dietro.
Dietro ci sono settimane di pensieri su quale chiesa scegliere, CHI invitare, dove tenere il ricevimento, che stile scegliere per il grande giorno, se fare o meno le bomboniere o sostituirle con una confettata, come realizzare gli inviti & so on...

Vi giuro che io ad un certo punto volevo mollare tutto. Lo volevo fare soprattutto dopo aver parlato con tutti i ristoratori di mia fiducia i quali, al sentire la parola matrimonio, mi proponevano un menù fisso composto da ottomila portate per la modica cifra di 100/150 euro a persona. Considerando che si parla in media di un centinaio di ospiti la mia domanda era sempre: "ma ti pare che ti devo lasciare più di 10.000 euro per quattro ore? Manco stessi in pericolo di vita e decidessi di darli come
parcella all'unico chirurgo sulla terra!" senza contare che a tale cifra andavano aggiunti anche il fioraio per l'addobbo in chiesa ed i centrotavola, il fotografo, l'autista, il trucco&parrucco, gli abiti della cerimonia...

Ora, io non sto qui a dire che sposarsi sia un evento che non peserà sulle vostre tasche, non lo dirò perchè anche se siete la rincarnazione italiana di Martha Stewart mischiata ad Enzo Miccio con le mani di fata di Gaia Segattini, il vostro "giorno più bello" ve lo ricorderete - gioia ed emozione a parte- per molto tempo a venire...
Quello però che voglio dirvi è che, al di là di ogni taglio che potete fare, quello su cui dovete risparmiare è solo un aspetto: il vostro stress.
Per evitare o comunque ridurre tale stress c'è un solo rimedio: affidarsi a persone serie, competenti e soprattutto oneste.

Sono rare, ma esistono.
Ed è qui che volevo arrivare. A questo grande giorno che raggruppa tutte le persone speciali che hanno reso unico il mio giorno e che si incontreranno nella splendida cornice di Villa Ceri per un open day che vedrà sfilare esperti di settore come EventiLab per grafica e coordinati stampa, Floreventi per gli allestimenti floreali, Mille Bolle Blu per l'animazione e l'intrattenimento, Glamorosa per gli abiti da cerimonia, Archidee per i gioielli hand made ed i grandissimi musicisti di Armonia Musica Eventi per l'intrattenimento musicale.
Una giornata che, ci tengo a dirlo, non è dedicata ai soli sposi ma a tutti quelli che si trovano a dover organizzare un evento (comunione, cresima, feste di compleanno) e lo vogliono fare affidandandosi alle persone giuste. 

Questo è l'invito. Io penso di fare una scappata con la family. Che dite, ci vediamo lì?



PS: Non credo ci sia bisogno di dirlo, ma questo NON è un post sponsorizzato. Al contrario, sono io che sto felicemente promuovendo un'iniziativa tanto bella ed utile.


venerdì 14 novembre 2014

Hipsterismi

Generalmente tendo a non seguire mode, etichette, trend, must, diktat e così via.
Ciò non fa di me ne' una che gira "come 'na kossovara" e neanche una superfiga stilosa (e comunque, tra le due, sarei sicuramente più catalogabile nella prima) ma almeno mi rende libera da tutte quelle "cose", quella sottospecie di "riti di vestizione" (e passatemi lo sfoggio) che, già so, non avrei la voglia, la forza e la costanza di seguire.

Sono però una "fanatica" dei termini, di quelli che appiccichiamo alle tendenze e agli stili del momento, spesso ignorandone la loro etimologia. Ho letto quindi con molto interesse questi articoli, postati a distanza di pochi giorni sulle pagine FB di miei amici, sulla nuova querelle tra Hipster e New Normal.

Linkiesta ha pubblicato di recente un bellissimo articolo sull'origine della parola hipster affermando che si tratti di un "termine proprio della beat generation diffuso dal saggio Il negro bianco di Norman Mailer (1957) che ha spiegato – come già notò Italo Calvino (I Beatniks e il «sistema», 1962) – “chi è e che cosa vuole l’esistenzialista americano, lo hipster, l’uomo che vive nella presenza continua della catastrofe atomica, il bianco che s’identifica con la condizione perpetua di pericolo e di violenza in cui finora sono vissuti i negri, con il jazz come musica dell’orgasmo, il poeta che s’identifica con lo psicopatico, con il delinquente minorile, con il torero, con il santo e il mistico che vive per la morte…”.

Photo via here

La parola Hipster sembra in realtà coniata in America (tanto per cambiare) negli anni '40-'50 per indicare "un appassionato di jazz, ostentatamente indifferente alla politica ed alla carriera e attratto dalle novità della moda più informale".
Ed è qui che casca l'asino, perchè la ricerca di informalità - una volta che il termine è stato rilanciato negli anni '80, prima e nei primi decenni del duemila, poi-  ha assunto una "formalità", un "adeguamento" a certi stili, comportamenti ed atteggiamenti che hanno portato allo sfoggio costante di pantaloni stretti con risvolto, gonnellone ampie, scarpe stringate o stivali, camicie - per lo più a quadrettoni- allacciate fino all'ultimo bottone, occhiali con montatura nera, tatuaggi sparsi un po' ovunque e, non ultimo, la supremazia del baffo/barba (per gli uomini, perchè per le donne troppe hipster devono passà sotto i ponti...).

Photo via here
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Seguendo il recente l'articolo de Il Corriere, gli hipster sarebbero però oggi sul viale del tramonto, soppiantati dai so called "New normal". Ovvero "normali di nuovo millennio che recuperano dal passato valori e principi: la famiglia, il cibo sano ma "laico" contro la dittatura del bio, e la fine dell'ambiguità sessuale come cifra stilistica".
Già perchè oggi i nuovi normali nascono per stessa contrapposizione di chi normale sembrava quindi non volerlo essere e cercava la propria cifra stilistica ed esistenziale nell'ostentazione di certi comportamenti che lo etichettavano a sua volta.

Il problema, anche qui, è come tutto ciò che nasce per contrario, finisca alla fine per assomigliare moltissimo a quello a cui si contrapponeva e voleva evitare.

Ora, a me degli Hipster e New Normal importa poco, ma ringrazio questi articoli perchè tra un Kerouac, un Calvino ed un apostrofo beat, tra jazz, anticonformismo, timore della morte e toreri, a me siano venute in mente le parole di un grande autore spagnolo e ed qui che volevo arrivare, alla bellezza eterna che solo certe parole (da cui parte tutto, compreso questo post) sanno mantenere:

photo via here


Alle cinque della sera.
Eran le cinque in punto  della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera.
Il vento portò via i cotoni
alle cinque della sera.
E l'ossido seminò cristallo e nichel
alle cinque della sera.
Già combatton la colomba e il leopardo
alle cinque della sera.
E' una coscia con un corno desolato
alle cinque della sera.
Cominciarono i suoni di bordone
alle cinque della sera.

Negli angoli gruppi di silenzio
a!le cinque della sera..
Solo il toro ha il cuore in alto!
alle cinque della sera.
Quando venne il sudore di neve
alle cinque della sera.
Quando l'arena si coperse di iodio
alle cinque della sera.
La morte pose le uova nella ferita
alle cinque della sera..
Alle cinque della sera.
AIle cinque in punto della sera.
Una bara con ruote è il letto
alle cinque della sera.
Ossa e flauti suonano nelle. tue orecchie
alle cinque della sera.
Il toro già mugghiava dalla fronte
alle cinque della sera.
La stanza s'iridava d'agonia
alle cinque della sera.

A h! che terribili cinque della sera.
Eran le cinque a tutti gli orologi.
Eran le cinque nell'ombra della sera.
Non voglio vederlo!
Di' alla luna che venga,
ch'io non voglio vedere il sangue
d'lgnazio sopra l'arena.
Non voglio vederlo!
La luna spalancata,
Cavallo di quiete nubi,
e l'arena grigia del sonno
con salici sullo steccato.
Non voglio vederlo!
Il mio ricordo si brucia.
Ditelo ai gelsomini
con il loro piccolo bianco
Non voglio vederlo!



Da: LAMENTO PER IGNACIO SÁNCHEZ MEJÍAS , Federico Garcìa Lorca (1935)

Buon WE!



lunedì 27 ottobre 2014

'Na botta de vita



TA DAAAAA! Sorpresa!
Allora, avete visto che bello?
Ok, io sono di parte ma era da tempo, da tantissimo tempo, che desideravo che questo piccolissimo blog, questa sorta di "seconda casa", diventasse più mio e soprattutto più bello, curato, organizzato, colorato.

Il merito di tutto questo lo devo ad una persona speciale, Alessandra Bonetto
Designer ed autrice del blog C'è crisi, c'è crisi! ha personalmente disegnato a mano, progettato e realizzato tutto quello che vedete.
Lo ha fatto con una tale dedizione che è rara da trovare. Frutto di una persona dalle mani e dal cuore d'oro.
A lei va il mio grazie più sincero; per la pazienza, la cura, la passione e l'eleganza con cui mi ha saputo capire e guidare in un momento della mia vita, tra l'altro, non proprio facile. 


Entrando nel vivo del progetto, l'idea di partenza era quella di creare uno stile molto anni '50, un po' per richiamare la confezione del dado da brodo tanto in voga in quel tempo, un po' perchè è il mio periodo storico "cult". 
Ho fornito ad Alex una Pinterest board di ispirazione ed è da lì che siamo partite per la "nuova me": un avatar che mi assomigliasse sì, ma dal look fifty con capelli raccolti in una bandana. E' stata Alex ad immaginarmi, anzichè con un cucchiaio in mano, all'interno di un televisore a mò di annuciatrice. L'idea, che ve lo dico a fare, mi è piaciuta subito.

La palette di colori è quella che ho sempre amato e visto soprattutto nelle cucine di quell'epoca: bianco, azzurro, celeste a cui ho aggiunto una punta di corallo.

Credo che, al di là dell'impatto grafico assai più seducente, il blog appaia ora anche più organizzato e di più facile consultazione. Ho fatto inserire dei pulsanti per i profili social ed i contatti Email, una barra di navigazione con quelle che saranno le maggiori "aree tematiche" del blog, una categoria di etichette contenute nel riquadro "parlo di" ed una sottocategoria delle stesse che potrete consultare in fondo, attraverso un menù a tendina.

Io sono più che soddisfatta del risultato.
Anzi Alex, pensavo... Ma n'è che potresti rifamme il look pure dal vivo? Qui il tempo passa... Uh se passa!

E voi, che mi dite? Vi piace questa nuova veste del blog? Lasciatemi qualche commento, fareste felici me ed Alex che tanto ha lavorato su  questo progetto.

venerdì 13 dicembre 2013

Io sono quella...

Io sono quella che non si piace mai, che pensa sempre che può dare e fare di più e che non sai mai vedersi da fuori. Probabilmente è un problema di molti. Ho risolto cercando di crederci un po' di più. In me e nel mondo circostante. Almeno, ci provo. O faccio finta.

Io sono quella che non festeggia mai il suo compleanno. La cosa è strana per un "animale sociale" come me, ma è così. Odio autocelebrarmi, detesto le ricorrenze, le feste comandate (Capodanno in primis), il "divertimose" a tutti i costi. Però ricevo sempre una valanga di auguri da diverse parti del globo che mi inorgogliscono. Per le persone che ho avuto la fortuna di conoscere e che, non so perchè, desiderano avermi accanto. Che lo facciano via tel, skype, wapp, Fb, Email, Messenger o piccione viaggiatore, va sempre bene. Va bene persino se mi fanno gli auguri due giorni dopo. Anzi, c'è uno dei miei più grandi amici che, pur ricordandosi ogni anno la data del mio compleanno, puntualmente riesce a chiamarmi solo il giorno dopo. E' diventata la nostra personale tradizione del "belayed birthday".

Io sono quella che oramai fa tutto di notte: spesa, bucato, piatti, letture impegnate e non, preparazione di manicaretti et similia. La notte fino a qualche mese fa era fatta per dormire, ora per me equivale ad altre 5 ore di "giornata senza luce" in cui fare tutto quello che non riesco a fare nelle altre 19 ore.

Io sono quella che usa FB come un'assistente personale. Attraverso FB scrivo, organizzo, ricordo, condivido. Non credo assolutamente che possa sostituirsi alla vita reale, ma aiuta. Anche il telefono aiuta, ma lo uso meno perchè sono dell'idea che se ti chiamo, devo farlo per bene. Inutile farlo davanti ad un Email, o mentre sei al lavoro, o mentre guidi, o quando hai il bimbo tra i piedi che ti chiama ogni secondo, o mentre cucini... Risultato? Non chiamo quasi mai. Per questo però, apprezzo chi mi chiama meno, ma lo fa meglio. 

Io sono quella che è un po' "cane di paglia". Sono paziente, collaborativa, supporto e sopporto egregiamente, poi però sbrocco ed essendo viscerale finisco per estremizzare e mollare tutto. O uccidere. Dai, scherzo. 

Io sono quella che ogni volta che guarda "A piedi nudi nel parco" pensa di essere la rincarnazione in versione castana di Corie Bratter  (in brutto, però). Sarei capace di farmi 9 piani di scale a piedi ogni giorno per vivere a Greenwich Village in una non troppo minuscola soffitta con la locandina della corrida (tra l'altro ne posseggo una acquistata oltre 10 anni fa a Barcellona) e buco nel lucernario. Pagherei oro per avere un vicino abusivo come Mr. Velasco. Datemi un po' di Velasco, servitemi un piatto di kniki su tappeti persiani, invitatemi a ballare al ritmo di "Shaba Shaba" e mi farete vostra. Peccato che, proprio come Corie, io abbia trovato il mio Paul. Riservato, non troppo loquace,  contegnoso. Ma anche serio, intelligente, stabile e fidato. Sì, non lo cambierei. E credo che questa sia la più grande sfiga. SUA.

Io sono quella che sta scrivendo una marea di scemenze e forse è meglio che chiuda, ma tranquilli, torno prima delle feste.
Paura eh?

lunedì 27 maggio 2013

Nel caso in cui non l'abbiate fatto...

Nel caso in cui non l'abbiate fatto, vi consiglio di dare un bel LIKE alla pagina Feisbuk
del blog.

Da quando è stata aperta, meno di una settimana fa, si è riempita di post che attendono vostri commenti.

Vi aspetto lì!

Un abbraccio e buon lunedì di maggembre!

lunedì 20 maggio 2013

Sempre più social

Ci ho pensato un po'.
Perchè a me il fatto di trovare i vostri commenti qui in basso, sotto al post, piaceva da pazzi e so che dal momento in cui vi dirò questa cosa preferirete, se mai sarà, altri canali per comunicare con me.
Però è anche vero che bisogna stare al passo coi tempi; bisogna rendere facile la vita a chi ti legge e magari si prende pure la briga di lasciarti un commento, una frase, una parola.
Così a dicembre scorso l'ho creata, ma non ho avuto il "l'ardire" di renderla pubblica. Questo fino a che nel post precedente non ho chiesto il vostro parere e, poichè un po' di voi hanno accolto positivamente la cosa, ho trovato quel coraggio.

Quindi, squillino le trombe e si dia fiato ai corni: 
COMEUNDADODABRODO ha ufficialmente la sua pagina su FACCIALIBRO.

Da oggi mi trovate anche qui ed avrete in diretta, sul vostro profilo FB, tutti i post, le  anticipazioni, le chicche e le cretinate di cui sono l'artefice.

Contenti, vero? Ditelo che vi ho reso più bella la giornata!
Ovviamente, se mai lo vorrete, sarà anche più facile presentarmi ai vostri amici, basta uno share/condividi ed entro nelle bacheche di chi volete. A pensarci bene, se fossi in voi, io mi condividerei con gli amici più antipatici ed insopportabili...

Che dirvi? Accorrrette nummmerosi, tutt'al più avrete fatto felice una tipa che nun c'ha 'na cippa da fare (pare vero).

PS. A breve troverete anche il famoso "bottone" Facebook al lato del blog. Ci sto lavorando. Abbiate pazienza; mi fingo giovane, ma sò vecchia inside

mercoledì 15 maggio 2013

Ho bisogno di voi

E' passato poco tempo dall'ultimo post (soprattutto valutando la media dell'ultimo periodo) eppure tante riflessioni, tanti spunti, tanti argomenti da condividere con voi mi sono ritrovata tra le mani.

Partiamo dal primo.
Ieri pomeriggio ho ascoltato con stupore/terrore la notizia che Angelina Jolie si è fatta asportare chirurgicamente i seni perchè, seguendo i risultati di un costosissimo test genetico, era risultata l'87% di probabilità di ammalarsi di cancro al seno, proprio come la madre che è morta a causa di questa malattia. (Potete trovare un articolo in merito qui).
Premettendo che ognuno sia libero di fare del proprio corpo ciò che vuole, ho lasciato un commento sulla mia pagina personale di Facebook chiedendo ai miei amici se anche loro considerassero la faccenda come medicina "demolitiva" invece che "preventiva".
La maggior parte di loro ha valutato interventi del genere come molto invasivi e comunque "evitabili" a patto che si faccia una costante diagnosi preventiva, ergo ci si sottoponga a regolari controlli medici. 
Tra l'altro, mi permetto di dire, un intervento del genere presuppone anche un notevole dispendio economico, specialmente in America dove la Sanità è in mano a potenti assicurazioni, e quindi diventa "elitario e poco praticabile" come approccio "preventivo" da divulgare. Senza contare che, se è stato possibile su tessuti mammari, nel caso in cui venisse fuori un "gene difettoso" su un tessuto non asportabile (come il fegato per esempio) che cosa si farebbe? Saremmo destinati a vivere la nostra vita con questa spada di Damocle sulla testa?
Ma c'è dell'altro. La mia bacheca ha visto in poco tempo riempirsi di messaggi ed è nata una vera e propria "querelle digitale" perchè c'era chi asseriva che certe malattie hanno origine soprattutto da un non conclamato e consapevole stato di malessere psicologico della persona. In sostanza, quando ci ammaliamo, molto dipende da una sorta di "sbilanciamento psicologico" di cui, la maggior parte delle volte, non siamo consapevoli. 
Fermo restando che credo profondamente nel potere della mente sulle malattie ed anche su certe "inspiegabili" guarigioni, non mi sento di estremizzare questo concetto, ma una cosa mi fa tanto riflettere: il fatto che molto spesso parliamo di "salute" quando in realtà questa viene a mancare. 
Cioè, chiunque di noi sa bene quando sta male, ma non sappiamo quanto stiamo DAVVERO bene quando crediamo di esserlo e questo penso sia vero sia in ambito fisiologico che psicologico. 
Quando si parla di prevenzione allora, dovremmo forse pensare anche a quella psicologica e sottoporci anche lì a dei controlli. Già, ma quali?
Insomma, molti dubbi hanno arrovellato la mia mente e turbato i sonni della scorsa notte e mi piacerebbe tanto sentire la vostra opinione al riguardo. Vi va di darmela?

Punto secondo:
Ho scoperto che spesso l'idea di aver ragione supera inconsapevolmente e di gran lunga quella di voler davvero condividere un  nostro pensiero con qualcuno per renderlo più consapevole. Per questo vi premetto che, non appena ritornerò sull'argomento alimentazione, lo farò con molta umiltà e senza volermi erigere a persona virtuosa (non lo sono minimamente) ed illuminata (lo sono ancora meno).

Punto terzo:
Sto scoprendo nella mia città vari negozi/botteghe/luoghi dove acquistare biologico o a Km zero e mi piacerebbe condividerli con voi, magari dedicando una pagina ad hoc sul blog. Che ne dite, potrebbe interessarvi?

Punto quarto:
Come forse si capisce un po' dalla descrizione del mio blog, mi sono sempre sentita un po' di tutto. Non sono solo mamma, sono ANCHE mamma e così moglie, figlia, amica, nipote... Per questo mi incuriosisce molto "l'esperimento" di un'altra web series TV. La prima di cui vi parlai era questa, ricordate? Pensate che i produttori hanno ricevuto una menzione speciale al Los Angeles Web Series Festival 2013. Quest'altra si intitola "Una mamma imperfetta" e la potete trovare qui. Io me la gusterò in settimana, vi va di farlo e poi scambiarci le opinioni?

Punto quinto:
E' da un po' che ci penso e l'avevo anche creata, senza condividerla, ma vi farebbe piacere una pagina facebook dedicata esclusivamente al blog?

Ok, oggi vi ho lasciato con tanta robbbba.
Spero vogliate rispondermi e lasciarmi qualche commento.
Un abbraccio a tutti!

giovedì 9 maggio 2013

MammeperilMeyer

Non è la prima volta che aderisco a delle iniziative benefiche che vedono protagonista, tra gli altri, L'Ospedale Pediatrico Meyer.
Come potete vedere anche dal badge posto alla destra del blog, lo scorso dicembre grazie a Chiara di Machedavvero aderii all'iniziativa Leave a Message e feci personalmente una donazione alla Fondazione.

Oggi, sempre grazie a Chiara che l'ha segnalato sul suo profilo FB, vi parlo di quest'altra campagna, "Mamme per il Meyer", che vede protagonisti noi mamme e i bimbi, nello specifico il loro rapporto con il gioco.

Potrete partecipare tutti. 
Fatelo. 
FACCIAMOLO.

Vi rimando direttamente alla pagina del Meyer per tutte le info sull'iniziativa e sulla fondazione. Nel frattempo, io vi aspetto sul mio profilo Twitter per condividere con voi i miei "pensieri" su un tema tanto importante.

Perchè, come recita uno dei più stupendi paradossi, "giocare è una cosa seria".

mercoledì 27 marzo 2013

Speranza

Arrivo in ritardo sulla mia personale tabella di marcia, oggi.
Lo faccio per un buon motivo.
Ieri abbiamo fatto le ore piccole insieme a degli amici che sono venuti a trovarci da uno dei Paesi europei più in difficoltà in questo momento: la Grecia. 

Pensavo di trovarli affranti e preoccupati, invece sono più combattivi e fiduciosi che mai.
Sarà che hanno un'attività turistica che continua ad essere piena di ospiti e su cui sudano non sette, ma nove camicie, eppure li ho trovati pieni di speranza.

La speranza di chi ha perso molto, ma sa che c'è sempre qualcosa che non potrà mai essere perduto. 
Di chi si è costruito da solo, con fatica e sacrificio e ha sempre avuto ben chiaro quale fossero i debiti ed i crediti della vita. 
Di chi non si spaventa di fronte al sacrificio, alle ristrettezze e continua, nonostante tutto, a sperare, a investire, ad amare il proprio Paese.

E' stata una serata bellissima.
E' stata una lezione di vita che non dimenticherò.

martedì 5 marzo 2013

Quando un NO ti aiuta


Se ricorderete, un po' di tempo fa avevo scritto un post in cui decantavo l'arte del dire sempre sì, accettando così tutte le occasioni che la vita ci mette di fronte.

Bene.
Ho cambiato idea.

Sto ora imparando a dire NO.
In maniera diversa da come facevo prima, però.
Prima mi precludevo molte cose per paura, ansia, timore di non potermele persino godere appieno.

Ora dico no perchè ne ho voglia.
Perchè bisogna voler bene, ma anche volerSI bene e dire qualche no, ho scoperto, è salutare quanto una tripla dose di vitamina C.

Ho detto no a persone, cose, incontri, progetti, lavoro extra. 
Ho detto no a viaggi, feste, teatri, mostre, eventi.
Ho detto no ad amici, parenti, conoscenti, familiari.
Ho detto no a tutto ciò che in un preciso momento non sentivo in armonia con me, come una nota stonata in mezzo ad una superba sinfonia.

L'ho fatto per desiderio di ascoltarmi, di nuovo.
E devo dire che ciò che sento mi piace. 



lunedì 18 febbraio 2013

Giganti di sabbia

Sabato è stata per me una serata-evento.
Ho rivisto una parte de miei compagni delle medie, professoressa compresa.
Con alcuni di loro ho la fortuna di sentirmi e frequentarmi già da tempo, con altri- la maggior parte- non ci vedevamo e sentivamo da più di vent'anni. VENT'ANNI.

Ho aspettato con trepidazione questo incontro e, a poche ore dal suo arrivo, mi è cominciata a salire un'ansia pazzesca. Tipo:
1) Oddio, checazzomimetto?
2) Saranno cambiati?
3) Cosa si ricordano di me?
4) Come mi vedranno?
5) Che je racconto?

Ovviamente, come sempre mi capita, ogni evento preceduto dall'ansia vede quest'ultima sgonfiarsi al primo ciao ed alla prima stretta di mano.
Sono bastati un abbraccio ed una battuta e sembravamo i compagni di classe di vent'anni prima, anzi: meglio.

Quello che forse non vi ho mai detto è che le mie scuole medie sono state all'interno dell'Accademia Nazionale di Danza. Superai non so quante selezioni e visite mediche per trovarmi lì a dividere le mie giornate tra banchi di scuola e pliè alla sbarra.
La danza ha fatto parte della mia vita per molti anni, così come è accaduto ai miei compagni.
Vorrei fare una piccola premessa.
Oggi è più "facile" parlare di danza. Impazzano programmi TV e serie televisive sull'argomento. Molti ragazzi intraprendono questa carriera artistica, ma più di vent'anni fa tutto questo era un'eccezione.
Certo, è il sogno di ogni bambina quello di indossare il tutù e fare la ballerina, ma un conto è pensare alla danza come all'idea zuccherosa di vestirsi da principessa a Carnevale, un altro è dedicare una parte della tua vita ad essa.
Io vorrei che voi immaginaste per un attimo ragazzini di 11 anni, in una Roma di fine anni '80, a passare le loro giornate tra compiti di scuola ed esercizi in sala specchi. Vorrei che voi realizzaste come molti di questi venissero da lontano; alcuni da altre regioni (magari il primo anno non hanno retto e sono tornati indietro, salvo poi ripresentarsi ancora più convinti l'anno dopo); altri da città limitrofe a Roma (svegliandosi alle cinque tutte le mattine, diventando pendolari delle FS già a 11 anni). Vorrei che capiste come lì in Accademia si lavorasse. E di brutto.

Magari queste cose già le saprete, quello che non sapete è il trattamento che veniva loro riservato. L'Accademia, lo dice il nome stesso, è un luogo dove vengono impartiti insegnamenti, regole, disciplina, ma è anche il luogo dove vive e si alimenta, nel caso della danza, l'arte.

E' stato atroce ascoltare i racconti dei miei compagni. 
Personalmente, lasciai l'Accademia alla fine delle medie, proseguendo i miei studi altrove, ma altri rimasero e fu una sorta di carneficina. 
Una carneficina fatta di continue vessazioni, insulti, disparità, maltrattamenti. Un totale disinteresse della PERSONA che quei docenti avevano, loro malgrado, la FORTUNA di educare a qualcosa di bello, di alto. Una marcata perfidia nel voler sottolineare ogni sbaglio ed ogni linea del corpo, specie quello femminile, che comincia a farsi più adulta e a renderti donna.
Ed è facile dire oggi: "vabbè, erano matte vere", oppure "è un modus operandi vecchio di anni. Bisognava prendere tutto con più superficialità e non lasciarsi troppo condizionare". 
Quando sei in adolescenza e ti dicono che il tuo corpo è brutto e totalmente inadatto, che loro, del tuo stare male, se ne infischiano, che con tante professioni proprio quella hai scelto, ci credi. Ci credi perchè non hai ancora gli strumenti per vedere tutto alla giusta distanza. In quell'ambiente ci vivi da quando sei piccolo e tutto, tuo malgrado, ruota intorno alla danza. Non ci sono svaghi, passeggiate con gli amici dopo i compiti, chiacchere da muretto. C'è solo un continuo misurarsi con te stesso in un ambiente che, tutto sommato, sembra solo remarti contro. Ci credi perchè quello è il mondo a cui aspiri e quello è il mondo che già vivi. Solo, non ne assapori le glorie e le soddisfazioni, ma i tormenti  e le angosce.
Così finisce che all'inizio reggi, ti incaponisci, ma poi non ce la fai più ed abbandoni tutto.
Per carità, non è che tutti quelli che si avvicinano alla danza siano destinati al palcoscenico, ma io credo sia un punto a sfavore aver perso probabilmente parecchi telenti solo per il marciume di un sistema. 

Tutto sommato, la mia classe è stata fortunata. C'è stata una donna straordinaria a tenerci per mano. Se non avessimo avuto la nostra professoressa di italiano (presente alla cena) che si fosse presa cura di noi, ci avesse consolato, preso di forza e spinto a ragionare, a relativizzare tutto, a comprendere quello che - danza o meno- eravamo, non ce l'avremmo fatta e ne saremmo umanamente usciti a pezzi. 

Discutevamo su come sia malsano, folle tutto questo sistema ed ancor di più malata e sbagliata l'idea che la danza sia qualcosa di elitario, che non tutti possono comprendere.

Tra noi ex allievi ci sono due ragazzi che hanno avuto il talento e la tenacia di continuare ed oggi sono professionisti affermati. 
E' stato meraviglioso ascoltarli perchè, nonostante tutta l'incuria ed il maltrattamento al talento che hanno subito, sono due persone straordinarie.
C'è lei, la ragazzina bella e tenace che già a 11 anni prende il treno come se fosse una bicicletta. Ha proseguito il suo percorso ed oggi si ritrova ad insegnare. Lo fa con passione, con  un amore ed un senso di responsabilità rari, ma soprattutto con generosità. Quella generosità che fa dire "ad ogni fine lezione, ho ricevuto e non dato". Quell'altruismo che ti porta a "rinunciare" alle tue punte di diamante, a quelle allieve che danno lustro al corso, perchè vorresti dargli quello che tu non hai avuto: nuovi orizzonti, occasioni, soddisfazioni, gioie.
C'è lui, il ragazzino già artista alle medie; conscio di se stesso e di dove vuole arrivare. Ce l'ha fatta e, dopo anni lontano da casa e dagli affetti, oggi è un professionista di livello internazionale. Direttore artistico di un prestigioso teatro di una meravigliosa città d'arte, sa unire rigore a passione, disciplina a creatività. Apre il suo teatro ai ragazzi, agli allievi delle altre scuole, li porta in visita e ad ogni spettacolo pomeridiano "regala" mezz'ora al suo pubblico. Per spiegargli il balletto, il suo senso. Perchè la cosa più importante non è solo "far uscire buoni ballerini, ma un buon pubblico". Un pubblico amante e cosciente, preparato. Senza contarne la provenienza sociale.

Mentre li ascoltavo pensavo, ancora una volta, che il futuro è in mano a noi. A questa generazione di trentenni cresciuti tra Drive-in, Bim Bum Bam, ragazze di Non è la Rai, Beverly Hills 90210, che si ritrovano, nel loro piccolo, a cambiarlo questo mondo. 
Proprio così; ci ritroviamo ad insegnare ai nostri figli che è dagli errori che si può partire. 
Mentre noi non possiamo tornare indietro e rifare tutto daccapo con la consapevolezza di oggi, dobbiamo -nonostante tutto- rendere grazie a quegli anni, a quelle persone, perchè ci hanno mostrato la strada da NON seguire. 
Rubando una frase all'interloquire inglese, è come se fossimo stati seduti sulle spalle dei giganti ed avessimo scoperto che quei giganti, seppur imponenti e capaci di incutere timore, fossero in realtà mostri di sabbia, incapaci di reggere il nostro peso.

Il peso di ragazzini di undici anni.


giovedì 17 gennaio 2013

Pianta un albero

Lo so, peto veniam
E' moltissimo che non affronto un argomento a tema VIVOVERDE, ma credetemi: non mi sono dimenticata di questa rubrica e tantomeno ho smesso nel mio intento di vivere in maniera più consapevole e sana.

Come già ho avuto modo dirvi, continuo ad acquistare e gustare i prodotti di zolle, faccio la differenziata, mi curo con prodotti il più possibile naturali e non testati su animali, pratico il mercoledìVEG, leggo, mi informo e, tra le altre cose, ho avuto anche il piacere di incontrare qualche settimana fa Paola Maugeri che, come saprete, di verde ed ambiente ne sa moltissimo.

Poi capita che un giorno leggi di un'iniziativa molto bella ed allora ti dici: perchè non partecipare?
Avere un blog, anche se piccolo ed appena nato, può rivelarsi un'ottima arma, un modo semplice per prendere parte a cose belle e molto grandi, come questa: piantare un albero gratis solo grazie ad un post.
Avete letto bene: solo grazie a queste mie poche righe ed all'inserimento del banner che vedete al lato, il mio blog è oggi un blog carbon neutral.
Perchè, forse non ci pensiamo, ma anche scrivendo una semplice Email consumiamo Co2.
Non ci credete? Allora leggete qui e, se vi va, seguitemi in quest'avventura ad impatto ridotto.
Vi dirò, a me il fatto di contribuire a piantare un albero mi rende davvero orgogliosa!

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